sabato 31 dicembre 2011

In direzione ostinata e contraria

Stavolta vado in controtendenza.
Ho chiuso gli ultimi N anni lamentandomi e mandandoli sonoramente al diavolo.
Oggi invece mi auguro un 2012  intenso e pieno di eventi quanto il 2011!
Sulla qualità dei suddetti eventi ne riparleremo, per ora mi accontento...


FULL (and FOOL!) NEW YEAR TO EVERYBODY!

domenica 25 dicembre 2011

Ending Theme

Oggi è Natale. Se me lo ripeto ancora, forse riesco a ricordarmelo. È un Natale strano, caduto nel momento sbagliato, in un periodo di passaggio.
Dopo vari giorni di sbornie da alcool, da euforia e da follie varie, sto riacquistando lucidità e inizio a digerire la situazione: questo finale d'anno non segna solo la chiusura del 2011, anno stranissimo sotto molti aspetti. Segna la fine di un ciclo lunghissimo, quello che mi vedeva come studentessa. 20 anni di sforzi per vivere il mio 21 dicembre, la discussione, la proclamazione, la soddisfazione, lo spumante, la coroncina di alloro, il calore degli amici. 20 anni solo a studiare e ora si volta pagina. E ora? E ora non lo so, ci sono sogni di varia natura da considerare, offerte da valutare, una gran voglia di scoprire il mondo, una gran paura di farlo.

Ma per oggi, che è Natale, ancora mi soffermo un attimo su quanto vissuto: i miei 5 anni di università sono ciò che auguro a tutti gli universitari. Pieni, davvero pieni di tutto, nel bene o nel male, ma ricchi di soddisfazioni, di affetto e di emozioni. Ho conosciuto persone davvero bellissime (tante) e anche persone molto discutibili (poche per fortuna). Ho incontrato gente che semplicemente brilla di luce propria, che ha un'aura speciale e sono contenta di averla riconosciuta e ammirata. Sono riuscita a non sacrificare tutto per lo studio, mi sembra di aver visto e fatto tanto altro.

Quest'ultimo anno, con la sua assurda intensità, è stato un sunto perfetto. Ho ecceduto sotto ogni punto di vista: tanto studio, tanta gente, tanta musica, tanti viaggi, tanto affetto, tanta rabbia, tanta delusione, tanta follia, tante volte la parola "fine". Non mi pento nemmeno di un singolo secondo vissuto, né di una scelta. Sono contenta di essermi lanciata in una tesi complessa e di aver lavorato con gente che stimo, perché era ciò che volevo da tanto. Sono contenta di tutti i concerti che ho visto, dei soldi spesi per sentirli, di aver perso un intero weekend prima della laurea per vedere l'ultimo: la musica è la mia base solida, quella che non crolla nemmeno sotto forti bombardamenti. Sono contentissima dei viaggi fatti, tutti, a dispetto delle compagnie, a dispetto delle motivazioni, a dispetto degli esami: mi hanno fatto bene più di ogni altra cosa. Sono davvero felice di aver usato il cuore, in tutti i suoi utilizzi e nonostante varie persone probabilmente non lo meritassero: non ho rimorsi in proposito, è stato bello così, e l'affetto dispensato, l'ho sentito tornare tutto negli ultimi giorni! Né provo rimorsi per le follie che quest'anno ho fatto, ripetuto, iterato: me ne sono inventate sempre di nuove, con tutte le scuse possibili. Fondamentalmente è vero: in una tela fitta fitta di razionalità da ingegnere, c'è il bisogno di qualche discontinuità in cui cadere alle volte! Non ne ho evitata nemmeno una quest'anno collezionando splendidi ricordi.

E ora, con questo carico, sono pronta a voltare pagina: ringrazio ancora una volta tutti quelli che hanno avuto una parte bella, grande o piccola che sia stata...sperando che alcuni continuino a mantenerla! Perché, come ho scritto un po' ovunque: 

"Una felicità non è reale se non è condivisa"

domenica 11 dicembre 2011

And if you want these kind of dreams, it’s Californication

Se mi avessero chiesto "Con quale concerto vorresti chiudere la tua carriera universitaria?" avrei risposto "Red Hot Chili Peppers", senza esitazioni. Hanno accompagnato molti momenti topici di questi cinque anni, hanno segnato alcune svolte e fatto da colonna sonora a bellissimi ricordi. Cinque anni di attesa, pensando che non tornassero più a calcare un palco...e invece proprio all'ultimo, eccoli. Biglietti presi cinque mesi prima, la mattina stessa in cui sono iniziate le vendite, incurante del fatto che la data fosse nel pieno della sessione di laurea papabile. E che fosse a Torino.
Nessuna esitazione: biglietti in mano. Cinque mesi di attesa cosa sono, confrontati a cinque anni? Un soffio!

Ed ecco che, senza accorgermene mi sono ritrovata al 10 dicembre, in macchina, a spararmi questi 1400 km in due giorni...ad una settimana e mezza dalla laurea! Per cosa? Per un concerto davvero potente, per due ore e più di ottima musica, per avere uno dei miei gruppi preferiti in assoluto a 15 metri da me!

Mi sono fatta accompagnare in quest'ultimo, durissimo, mese dalle loro canzoni e ho succhiato da esse la loro energia. Sapevo che se avessi sperato di sentire tutto ciò che volevo sentire, ne sarei uscita delusa, così mi son detta "Ma è davvero importante COSA suoneranno?"..no, perché qualsiasi cosa sarebbe stata gradita. Non ne sono uscita delusa, non mi sono fatta piegare dal solito Murphy che ha messo il suo carico di imprevisti (sfighe, guasti, malesseri, ritardi) e sono uscita dal Palaolimpico con la voglia di muovermi verso Milano (stasera erano lì) invece che verso Roma!

Qualche considerazione sparsa (chissà se mai riordinerò le idee):


Perchè sempre al nord? Perchè al nord hanno le strutture, perchè il Palaolimpico di Torino è nuovo, bello e con un'ottima acustica, alla faccia del nostro Palalottomatica. Il palco era piccolino rispetto ad altri visti in precedenza, ma questo portava ad avere i Red Hot davvero molto vicini!


Anthony&Co hanno 50 anni? Scoperta di stamattina: Anthony, Flea e Chad hanno quasi 50 anni. Ieri hanno cantato, suonato e saltellato come ragazzini per due ore abbondanti, praticamente senza pause...ma chi darebbe davvero a Kiedis il mezzo secolo? Questi che dovrebbero essere discreti signori per bene alla loro età, hanno caricato una folla con un'energia incredibile! Come dissi a suo tempo per Mick Jagger...questi personaggi non sono proprio un'ottima campagna anti-droga: si sono rovinati per metà della vita...ma arrivati ai 50 sembrano 35enni! Diciamo che il segreto dell'eterna giovinezza sta nella musica, che è il più forte degli stupefacenti.

Flea è umano? No, la risposta è proprio NO. Non lo è, non ha nulla di umano un tipo che gioca con il basso in mille modi: inquadravano le sue dita mentre suonava e queste non si vedevano per quanto andavano veloce! Ha duettato con Josh non so quante volte nel corso del concerto, creando varie scenette e siparietti; ha suonato Give it Away ballando in piedi su una cassa; si è presentato sul palco con degli splendidi capelli verde acqua....insomma è un notevole personaggio oltre che un immenso bassista/polistrumentista (sapete che la tromba che ogni tanto compare nelle canzoni la suona lui?). E anche la sua stranissima vocetta fa pensare ancora di più che lui, in realtà, sia uscito da qualche storia popolata esseri misteriosi, come fosse una strana specie di folletto, dalla creatività smisurata. A modo suo, è bellissimo.

Josh, molto redhottiano! Non chiamiamolo né l'erede, né il sostituto, perchè, come precisa lui stesso nel pezzo che ci canta in italiano (di Mina!!! Una vocettina insomma...) verso la fine del concerto "Io sono quel che sono, valgo quel che valgo". Quindi giudichiamolo senza far confronti. Frusciante è la storia, il mito. Ma Frusciante ha deciso di dividere la sua strada dai Red Hot e ora c'è questo ragazzo sulla trentina che da 10 anni segue il gruppo nell'ombra e fa notare le sue doti. Ottimo chitarrista, polistrumentista (suona la batteria, la tastiera e non so quant'altro), notevole voce, movenze ed energia molto da Red Hot. A me è piaciuto, come musica e come personalità. Conquistarsi la simpatia dei fan dovendo sostituire il mito è impresa ardua, ma lui le qualità necessarie le ha, e a me ha colpito. Promosso!

Perchè parlare, se puoi improvvisare! Poche chiacchiere, molta musica, ecco come sono i RHCP. Quale altro gruppo ti improvvisa jam, duetti e assoli prima di quasi tutti i pezzi? Non ne ho trovati altri per ora. Loro scrivono così: improvvisano per ore e cercano lì in mezzo qualche buona idea...ed escono canzoni che fanno storia. E' così anche sul palco: prendono la scala e le sonorità della canzone che stanno per suonare e iniziano a giocarci sopra (ovviamente Flea più di tutti) e a regalare al pubblico inediti su inediti...e poi attaccano con i miti, che tutti conoscono!

Momenti topici, da brividi. Cosa ricorderò con più energia? By the Way su tutte: forse perchè è quella strana combinazione tra una canzone melodica, il cui testo è noto davvero a tutti (e che quindi tutto il Palaolimpico cantava) e un mix sconclusionato di basso slappato, parole a caso e tanto tanto ritmo...mix che ha fatto ballare tutto il parterre. Subito dopo c'è Can't Stop, canzone a cui sono legata e che riuscirebbe a caricare anche un ghiro: è stato senz'altro il momento più divertente! Ma il pezzo che più mi ha messo i brividi è stato l'attacco di Under the Bridge: lì cantavano davvero tutti e questa ballata americana smuove qualcosa in fondo al cuore e ti fa salire sensazioni fortissime.

La realtà, comunque, è che non scorderò nulla. Non avevo mai vissuto un concerto in maniera così...coinvolta! Sarà il valore affettivo che hanno per me i Red Hot, sarà che il loro ritmo riesce a far ballare anche chi al ballo è proprio refrattaria...ma io non ho mai ballato e cantato tanto e con tanta intensità come ieri sera. I RHCP vanno a scovare una parte di me nascosta sotto strati di insicurezze e timidezze e precisione...e la portano alla luce con violenza. Sono come una droga per il mio sistema nervoso e la mia testa e in questi 5 anni hanno fatto molto per me.

Con questo concerto chiudo un anno pieno di musica: non posso dire sia stato il più bello perchè c'è Waters e lui è fuori categoria...ma come coinvolgimento, sì, i RHCP hanno vinto. E da brava drogata quale sono mi chiedo: "Quando tornano :D ?"


mercoledì 23 novembre 2011

Sulla fiducia e la bontà d'animo

Se c'è una cosa che questo 2011 si è messo d'impegno per farmi capire è che sono un'idiota. La classica persona buona fino allo scemo. Perché pensare male? Perché non avere scrupoli? Perché essere stronzi?
Mi è stato detto recentemente che è una bugia quella secondo cui "nella vita bisogna essere stronzi". Anch'io la consideravo tale, era un mito che volevo sfatare, mi battevo per questo. Ebbene, è vero, è una bugia. Nella vita, infatti non bisogna essere stronzi... bisogna essere PIU' stronzi. Quest'anno ho avuto tre esempi palesi di cosa vuol dire esserlo senza farsi troppi scrupoli e di cosa accade quando non lo sei o non lo sei abbastanza. Io non lo sono stata, questo è evidente, perché mi atteggio da cinica, ma in fondo amo dare fiducia al prossimo, credere nelle buone intenzioni, tollerare gli errori come se fossero in buona fede. Sbaglio? In teoria no. In pratica, a meno di non voler intraprendere la carriera da martire, sì. E credo che il voto al martirio, per una che nemmeno crede all'aldilà, non sia una cosa furbissima...
Per cui, dovrò cercare di tenere a mente i tre casi che ora descriverò, stamparmeli bene nella memoria, perché sono una favolosa fotografia in piccolo del mondo.

Caso 1: La sanguisuga
Giusto parlando di martirio...ho la sindrome della crocerossina. Vedo una persona in difficoltà, l'istinto è quello di aiutarla. Mi avvicino senza pensare alla regola "dai un dito, si prendono il braccio". Ma le vittime hanno voglia di rivalsa e sfruttano le situazioni per ottenerla: aiuti una persona, ci diventi amica... o almeno così pensi, ma in realtà c'era l'altro obiettivo, che tu non avevi considerato. Finito di riprendersi dalla sconfitta, e ottenuto l'obiettivo (o deciso che non ha più importanza), la vittima-sanguisuga sparisce (o, peggio, fa danni) e tu resti lì senza nemmeno un grazie.

Caso 2: Perseverare è diabolico
Altra regola d'oro che bisognerebbe avere ben chiara. Errare è umano. Tutti meritano una seconda possibilità? Opinabile, ma qualche circostanza favorevole potrebbe esserci. Quel che è certo è che non meritano la terza, nè la quarta. Una persona ha dato prova di comportamenti discutibili? Benissimo, mettiamola sotto osservazione. Li ripete, peggiorandoli, se possibile? Ottimo, è fuori. Sforzarsi di trovare giustificazioni per certa gente è totalmente inutile: non ne hanno, nè ne meritano. L'ho imparato? Questo forse sì, l'ho imparato, pagando più volte il prezzo.

Caso 3: La maschera di falsi scrupoli (ma gli scrupoli dove sono?)
Arrivi al punto in cui ti costringono a pensare male. Tu non vuoi pensare male, non ti piace a prescindere, figuriamoci poi se devi pensare male di persone con cui hai condiviso qualcosa. Ti fidi se mostrano scrupoli. Sai che hanno sbagliato, ma non c'è motivo per farli sembrare peggio di quel che sono. Non pensi siano stronzi... Finché arrivi all'ipotesi numero 2, quella di cui conoscevi l'esistenza, ma che non avevi considerato davvero. Forse dall'altra parte c'è davvero uno stronzo. Ok, a questo punto, tiri fuori tutta la cattiveria di cui sei capace e inizi a dipingere ciò che secondo te è comportarsi da stronzi, così che puoi screditare la memoria della persona in errore, che, non avendo fornito grandi spiegazioni oltre alla maschera di scrupoli, non ha modo di lavarsi via lo schifo di dosso. Questo è pensare male, no? NO! Perché, quando pensi di aver dato il peggio di te in fatto di cattivi pensieri...spunta l'ipotesi numero 3 e questa davvero non era prevista nemmeno dal manuale del perfetto stronzo su cui stai cercando di studiare. E ovviamente ti rendi conto che il dipinto che avevi finito era ancora abbastanza grazioso: lo stronzo era molto più stronzo e la realtà ti ha fottuta di nuovo.

Lezione appresa? Lo spero. Del 2011 mi resterà il monito di "non vedere quello che vuoi vedere, ma quel che hai davanti davvero": cadere nella sindrome di Narciso è stata già abbastanza potente come lezione (alla fine, un riflesso non è qualcosa di reale...), ma non riuscire ad essere stronza nemmeno con tutto l'impegno è stata la goccia.

lunedì 14 novembre 2011

"Fatti non foste a viver come bruti..."

In quinto liceo si studia geografia astronomica. Credo di aver mai studiato nient'altro con la stessa passione: per l'interrogazione sull'evoluzione stellare ero andata ad approfondire argomento per argomento, il libro di testo da solo mi lasciava insoddisfatta. Fui poi interrogata con un mio compagno di classe che evidentemente non condivideva la stessa passione... non mi scorderò mai il discorso che fece successivamente: "Ma perché dovremmo studiare lo spazio? Non ha applicazioni pratiche, non serve a niente e mette anche parecchia angoscia...". Inorridisco ancora dopo quasi sei anni...

Ieri ai LNGS (i laboratori di fisica sotto il Gran Sasso, dove sono di casa fisica astroparticellare e astrofisica nucleare) sembravo più o meno una bambina a Disneyland: pur senza capire tutta la base degli (astrusi?) esperimenti, pendevo dalle labbra del dottorando che ci faceva da cicerone.
Un tizio, un signore sicuramente sopra ai cinquanta, ad un certo punto gli chiede: "Io non riesco a capire quali siano le applicazioni pratiche delle vostre ricerche, le motivazioni di questi esperimenti..."
La reazione orgogliosa e la risposta del ragazzo sono state tra le cose più belle della giornata: come ha sottolineato orgogliosamente, quello che si studia nei laboratori abruzzesi, è fatto per pure conoscenza. Non vi sono fini pratici, non si ricercano dirette applicazioni nella tecnologia... non si fa per soldi, ma per scienza, detta in breve.
Ha continuato con due considerazioni: intanto, con questo tipo di ricerche vi sono comunque, come effetti collaterali, notevoli balzi avanti nella tecnologia, che deve fornire materiali e macchinari adatti alle misurazioni (deve stare al passo insomma)...basti pensare come il nostro amato e stra-usato HTTP sia nato al CERN come protocollo per la condivisione delle informazioni tra le comunità dei fisici. In secondo luogo, è vero che la ricerca di base non è volta a fornire immediati risvolti pratici, ma è anche l'unica che invece possa dare il via ai grandi balzi tecnologici futuri (se nessuno si fosse messo a studiare la teoria dell'elettromagnetismo, probabilmente andremmo ancora avanti a candele).

Probabilmente la domanda l'aveva punto proprio sul vivo, perché il dottorando, a fine visita, dopo averci mostrato le tre sale sotterranee, ci ha congedato con un'ironica citazione del premio Nobel per la fisica, Richard Feynman, che riassume brillantemente il concetto:

"La fisica è come il sesso: certamente può fornire alcuni risultati pratici, ma non è questo il motivo per cui lo facciamo!"

lunedì 19 settembre 2011

Autumn leaves

L'autunno è arrivato con un paio di giorni di anticipo. O forse è settembre che ne ha diciannove di ritardo.

Non sono così pochi quelli trovano poetico l'autunno, i suoi viali arancioni, rossi e gialli, l'atmosfera plumbea, quella malinconia di fondo.
Per quanto mi riguarda, credo di aver passato quella fase: non c'è nulla di poetico nella pioggia battente che allaga le strade e crea traffico, nello svegliarsi sotto un minaccioso cielo nero, nel vento freddo e umido che ti costringe a tirare fuori le maniche lunghe.
Ci ho provato a prendere in simpatia l'autunno, ma pare che le mezze stagioni mi siano ostili: portano sempre strani avvenimenti e cattive nuove. Io e settembre abbiamo un rapporto davvero complicato.

E, fin dei conti, diciamocelo: l'arancione (sì, quello che ora è sullo sfondo del blog) è il colore delle foglie agonizzanti... dove sarebbe la poesia?

sabato 3 settembre 2011

Lacrime, ricordi e cicli

Nonna era una donna molto forte, nonno un uomo molto dolce.

E' così che resteranno nei ricordi. Nonna non c'è più già da un anno e mezzo ormai, ma è come se, in realtà, fosse andata via del tutto solo questa settimana, quando l'amore di una vita ha deciso di raggiungerla.

I miei nonni sono stati le mie vacanze estive per 19 anni: averli lontani ha significato forse non conoscerli così a fondo come avrei voluto, ma anche riservare loro dei momenti speciali. Quando ero piccola scendere in Sardegna era una festa, rivedere loro e gli zii, giocare a palla davanti casa, scendere al fiume, fare i viaggi verso il mare in macchina con la musica, scalare le scale di casa di nonna (anche se a papà facevo paura, perché erano senza ringhiera), andare alla casa aragonese, sedere di sera di fronte alla porta, a chiacchierare...

Questa Sardegna non c'era già più da tempo in realtà...da quando nonna ha iniziato a stare male...lei, una donna così forte, che ha mandato avanti la casa e cresciuto cinque figli in condizioni difficili, lei che ha tenuto la famiglia sempre unita...lei con il suo sorriso schietto e il tono un po' autoritario...lei poi...allettata, incapace di esprimersi, ma capace di capirti e farti capire con gli occhi che, sì, c'era ancora e sapeva chi eri e ti voleva ancora un bene dell'anima...questo mi ha spezzato il cuore. Quando sono scesa a trovarla dopo l'ictus, mancavo da tre anni e ho trovato che quel mondo che per me significava tanto, non era più davvero lo stesso.

Nonno è stato un uomo dolce e innamorato: di sua moglie, dei suoi figli, dei nipoti, di tutta la gente che veniva a trovare zio Efisio e gli voleva bene. Quando nonna stava male, lui andava ogni mattina, la baciava e poi le si sedeva accanto a leggere, tenendole la mano; ogni sera tornava per salutarla e darle il bacio della buona notte.

Quando nonna se n'è andata, sapevamo che nonno non sarebbe voluto restare ancora molto. Eppure ci ha regalato un altro anno e mezzo, è rimasto perché, come diceva sempre lui "gli mancava tanto Giovanna, ma, se lo lasciavano un altro po', lui restava, sì, perché voleva bene a tutti i suoi figli e ai nipoti e gli piaceva stare con noi". Stravedeva per la sua Marinella: tutti i figli erano speciali, ma quando parlava di lei le brillavano gli occhi in maniera particolare, diceva che le somiglio molto.

Le ultime due volte che sono scesa, Fordongianus non era più lo stesso, e mi piaceva stare seduta accanto a nonno a tenergli la mano e ascoltare tutti i suoi numerosissimi ricordi, le poesie di quando era giovane e quelle che inventava al momento (sì, a quasi 94 anni, aveva un'ispirazione notevole...)...

Nonno mercoledì ha deciso di voler rivedere la moglie. Era stanco, l'avevo visto già a Pasqua, che spesso si perdeva nei suoi pensieri ed era più assente. Se n'è andato in pace, circondato dai figli e ad una bella età, ma se n'è andato. A noi ora resta solo il vuoto lasciato da quei due innamorati di altri tempi, due persone semplici e meravigliose che riempivano i cuori di una numerosa famiglia. Non c'è più la Sardegna che conoscevo, la mia Sardegna erano loro e ora è come se avessi perso quella parte di me. Oggi questa consapevolezza è arrivata in tutta la sua violenza: il ciclo si è chiuso del tutto, appartiene solo ai ricordi e non posso che spenderci tutte le mie lacrime per accettarlo.

domenica 28 agosto 2011

Restart

Clack.
La porta si apre ed entra nella stanza. Non ha un'idea esatta su quanto tempo sia che non ci rimette piede: le sembra di esserci passata ogni tanto, di sfuggita, negli ultimi mesi...ma forse è qualche anno che non dà una vera occhiata in giro.
C'è parecchia polvere: sugli scaffali pieni di libri, sulla chitarra all'angolo, sulla scrivania, sul computer... il computer è acceso!! Chissà da quanto sta lì a processare informazioni meccanicamente...dal rumore che fanno le ventole, sembrerebbe abbastanza...
Si avvicina alla libreria: i titoli dei volumi (che riempiono tutti gli scaffali) le sono vagamente familiari...su un lato c'è un post-it: "Libri da leggere". Lo stacca, sceglie un libro e se lo mette in borsa: sarà una buona lettura.
Da quel lato, nell'angolo c'è la chitarra: la prende e si mette seduta (polvere anche sulla sedia, dannazione!). Non è in condizioni disastrose, tutto sommato, ma va accordata... Sul retro, un altro post-it: "Nota: riprendere a suonare. Chiama S. e/o V.". Prende anche quello, ci sono i numeri, possono tornare utili.
Lascia lo strumento e si gira verso la scrivania su cui è in bella vista una cartellina rossa con l'ennesimo post-it appiccicato sopra: "Cose da fare. Posti da vedere.". Dentro, aprendola, scopre una confusione immane: fogli di appunti dei generi più disparati, foto, matite...c'è anche qualche biglietto aereo che sembra recente, in mezzo ad una marea di depliant e informazioni su possibili viaggi. Tira fuori qualche appunto e un solo depliant, per il momento.
Finalmente dà un'occhiata al pc: prova a muovere il mouse, ma il cursore è lentissimo e la schermata è piena di numeri e formule che continuano a scorrere, quasi faticosamente. Andrebbe proprio riavviato...
Con un po' di pazienza, blocca l'esecuzione, salva i dati e chiude il programma. Dopo ripartirà più veloce.
Start.
Chiudi sessione.
Riavvia il sistema.

mercoledì 6 luglio 2011

La scatola di fotografie

"Chissà se ti è mai successo..."
"Cosa?"
"E' strano... tu sei lì, in una normalissima mattina estiva, a pensare, anche abbastanza pigramente, a problemi quotidiani... poi, senza nessun apparente preavviso, ti ritrovi sommerso da ricordi..."
"Così, improvvisamente??"
"Può essere per una parola letta o sentita...o una canzone...o un'immagine...o persino un odore! Di molle che possono far scattare una reazione simile ce ne sono un'infinità e nessuna è veramente prevedibile!"
"Un po' come se quella parola...o quella canzone fossero la chiave di un cassetto della memoria?"
"Mmm, non proprio... è una sensazione meno ordinata...mi spiego: immagina di avere una scatola. Negli anni l'hai riempita di fotografie, scattate in vari momenti: belli, meno belli, importanti o della vita di tutti i giorni... le hai messe tutte lì, magari nemmeno troppo ordinatamente. Ad un certo punto, hai preso la scatola e l'hai messa in cima ad un armadio o uno scaffale... l'hai riposta senza alcuna attenzione, è vicina al bordo, mezza aperta e quasi dimenticata... resta lì per mesi, anche anni, si copre di polvere ... poi un giorno, mentre passi accanto a quell'armadio o scaffale, qualcuno o qualcosa (una parola, una canzone...) urta la scatola...e questa semplicemente cade e ti rovescia in testa il suo mucchio di fotografie! Te le ritrovi improvvisamente davanti tutte insieme e inizi a guardarle in ordine sparso... ed è lì che vieni travolto: una marea di ricordi ti sommerge e non puoi farci assolutamente nulla... ti ritrovi in balia di sensazioni apparentemente dimenticate... ricordi espressioni che ti avevano fatto sorridere, frasi che ti avevano fatto pensare... momenti memorabili nella loro semplicità... tutto insieme, in una sola volta..."
"Ma non rischi di perderti... di affogarci in un mare simile?"
"E' lì che sta il bello...sì, ti perdi, vieni completamente sommerso di sensazioni fortissime... ed è strano, sì, ma anche bellissimo... ed è stupendo ciò che provi dopo, quando la marea si è ritirata, quando hai rimesso le foto nella scatola, stavolta con un po' di attenzione in più, dandole una spolverata e sistemandola più a portata di mano... allora ti rendi conto di aver guadagnato qualcosa: l'idea di aver ritrovato ciò che pareva perduto... hai un quadro più generale davanti, i problemi quotidiani sembrano meno grandi e spaventosi (perché magari avevi già affrontato qualcosa di simile, anche se non lo ricordavi)... hai un senso di tranquillità in più..."
"Deve essere bello ..."
"Sì, lo è... tutti dovrebbero provare qualcosa del genere prima o poi... perdersi per ritrovarsi... "

giovedì 19 maggio 2011

"E' in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta..."

"...e il vento dell'ovest rideva gentile..."

A più di una settimana dal mio ritorno dalla terra dei lepricauni, posso ritenermi sufficientemente sobria per mettere nero su bianco le mie sensazioni, senza temere che siano dettate ancora dall'onda dell'entusiasmo...

Che l'Irlanda mi avrebbe affascinata, ne ero più che certa: me l'avevano detto, mi avevano avvisata dell'aria particolare che spira in quella terra; e, d'altronde, lo sapevo di mio, conoscendo la mia propensione per il folklore celtico, la musica irish e i verdi paesaggi
Quindi nessuna sorpresa che Dublino mi sia piaciuta, che abbia apprezzato le pinte di Guinness che le brughiere dove è stato girato Braveheart (alla faccia della Scozia!) mi abbiano colpita. Mi aspettavo di trovare gli irlandesi strani e gentili allo stesso tempo (anche se forse hanno superato le mie aspettative sia in quanto a gentilezza sia in quanto a stranezza!); sapevo che avrei passato un bel po' di tempo (e speso un bel po' di soldi) dietro i souvenir.E non vedevo l'ora di ammirare il verde irlandese ... devo dire che il loro verde proprio non lo si può immaginare: è ovunque ed è brillante in un modo che qui non conosciamo...forse a causa del tipo di luce, sempre tendente al grigio, filtrata dalle nuvole, forse proprio per le continue piogge .... quale che sia il motivo, il verde dei prati, degli alberi, delle foglie, brilla come se vi avessero posto un incantesimo sopra!

"...e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai presa per mano portandomi via."

Quello che proprio non mi aspettavo, per cui nessuno mi aveva preparata, è la sensazione che provo da quando sono tornata. Ci sono posti che finiscono per piacerci abbastanza da farci dire "Un giorno magari ci torno" oppure "Mi piacerebbe avere l'occasione di visitarlo più a fondo" ... avevo detto che sarei tornata in Irlanda prima ancora di partire, ben sapendo che non avrei visto tutto quel che volevo vedere ...ma la sensazione che ti lascia questa terra è diversa, molto più profonda: è come se catturasse una parte di te e la tenesse con sé in pegno. Allora quello che si prova non è solo una vaga idea, ma un vero bisogno di tornare, quasi la tentazione di riprenotare un volo nel momento stesso in cui si rimette piede a casa. E' come se gli elfi ti lanciassero davvero una malia e, dal momento in cui l'incantesimo mostra i suoi effetti, vieni preso da una piacevole malinconia e dalla certezza che prima o poi in Irlanda dovrai tornare, perché pare semplicemente impossibile pensare di non farlo. Inizi a sentire la mancanza non solo della brillantezza del verde, dell'ottima musica dei locali dublinesi o delle pinte di birra ... ma finisci per ricordare nostalgicamente persino il vento dell'ovest e la pioggerellina sottile.

"E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora 
e potrò consolare i tuoi occhi bagnati..."


Che tornerò ormai è scontato. Non so esattamente quando, ma non penso che lascerò passare troppo tempo. L'occasione potrà essere un viaggio, lungo o breve ...o magari un tentativo di cercare lavoro all'estero....ma dovrò partire di nuovo, richiamata da quella parte di me che è rimasta ospite elfi e che mi fa sentire un po' esule a casa mia!

"E i giorni son secoli aspettando di poter tornare 
di nuovo la fine del mondo cullato dal canto del mare"



[Post Scriptum: un grazie ai Modena City Ramblers che in questi giorni accompagnano grandiosamente la mia maliconia post-Irlanda con alcune canzoni che la descrivono perfettamente!]




domenica 3 aprile 2011

The Bright Side of the Wall

Solo Roger poteva vincere su Roger. Fino a ieri sera, andavo in giro dicendo che il concerto migliore che avessi mai visto era stato quello di Roger Waters, che il 16 giugno 2006 aveva fatto rivivere all'Olimpico "The Dark Side of the Moon". Quello era stato un gran concerto. Intenso, emozionante e coreografico. Ero convinta che non si sarebbero potuti raggiungere di novo quei livelli. Di concerti ne ho visti da allora, e anche di belli, ma nulla a quel livello. Bene, ieri sera ho trovato il nuovo primo in classifica. Sempre lui. L'unico che avrebbe potuto, non solo eguagliare, ma di gran lunga superare la sua esibizione del 2006.

Avevo letto che sarebbe stato un signor concerto e, conoscendo il tipo, non avevo dubbi. In più, in tour veniva portato "The Wall", che non è solo uno dei concept album più riusciti di sempre: è proprio la storia di Roger, è un lavoro che sente suo oltre ogni modo. Tuttavia non osavo sperare tanto...
Lo Spettacolo che ho visto (perché chiamarlo concerto sarebbe riduttivo) vale assolutamente

  • i 50€ di biglietto (niente, in confronto a tanti altri)
  • i 10 mesi di attesa
  • i 600 km che mi sono fatta per raggiungere Assago
  • il derby saltato ( :p )
e ancora ho la sensazione che mi sia stato regalato qualcosa....

Il Mediolanum Forum non è molto meglio del Palalottomatica in fatto di comodità (anzi, peggio!). Per quanto riguarda l'acustica non saprei dire, dato che Waters ha tappezzato il posto di casse e amplificatori...impossibile non sentire tutti eccellentemente!
Prima dell'inizio, ai lati del palco ci sono parti di quel che pare essere un accenno muro: grandi mattoni bianchi, impilati qua e là. Dietro al palco, il maxi-schermo tondo, che tanto piace ai Floyd.

Le luci si spengono e si comincia. Basta l'attacco di "In the Flesh?" per farci capire cosa stiamo per vedere: fuochi, giochi di luce, proiezioni sui pezzi del muro, una schiera di sbandieratori che fanno da cornice ad un Roger vestito di nero che canta e saltella, quasi stesse recitando davvero il ruolo di Pinky. Il brano si conclude con un aereo finto che sorvola il parterre e va a schiantarsi sopra il palco.
La prima parte del concerto è una vera festa: mentre il muro sul palco cresce (ad ogni canzone vengono aggiunti altri mattoni) fanno la loro comparsa pupazzi enormi e semoventi che rappresentano gli spauracchi del giovane Pinky, protagonista del concept album: il maestro di scuola (contro cui inveisce un vero coro di voci bianche), la madre dittatrice ("Big mother is watching you" recita una scritta sul muro, mentre risuona  "Mother"), la donna (vista quasi come un vampiro). Si termina con "Goodbye Cruel World", alla cui conclusione il muro viene completato con l'ultimo mattone.

La seconda parte inizia con "Hey You" totalmente suonata dietro questo enorme muro bianco. Nelle canzoni seguenti Waters e gli altri artisti iniziano ad affacciarsi davanti, sopra, ai lati e da brecce nel muro, su cui intanto vengono proiettate immagini sempre più forti, alcune prese direttamente dal film, altre che sono vere e proprie denunce sociali che non risparmiano nessuno. Attendevo "Comfortably Numb" con la folle speranza di vedere anche Gilmour sul palco: sapevo che sarebbe stato impossibile, quindi la delusione è stata minima...in fin dei conti ieri sera Waters è bastato e avanzato!
Il penultimo brano è "The Trial",  il processo: viene proiettata per intero la scena del film che si conclude con la sentenza inequivocabile "TEAR DOWN THE WALL!!!" urlata numerose volte. E il muro viene buttato giù davvero: crolla con due colpi direttamente sul pubblico delle prime file!!
Il concerto si conclude con il commovente ultimo brano "Outside the Wall", suonato da tutto il gruppo in piedi sulle macerie stesse del muro.

Ogni tanto mi tocca sentir dire che Waters è vecchio. Che ci vado a fare a sentire il concerto di un vecchio? La realtà è che mister Roger Waters è sì, anziano, ma alla veneranda età di 67 anni calca il palco decisamente meglio di molti altri suoi più giovani colleghi. Ha intrattenuto il pubblico non solo con effetti speciali di ogni sorta, non solo con canzoni assolutamente intramontabili, ma anche mettendoci una buona dose di interpretazione. La realtà è che, come leggevo in una recensione, Roger Waters ha di nuovo fatto diventare piccoli piccoli tutti gli altri concerti rock.
Teniamoci stretto questo "vecchio" perché non so quanti altri come lui ci siano o ci saranno in giro: quando smetterà di calcare i palchi di tutto il mondo, la musica avrà perso uno dei suoi dei.


giovedì 24 marzo 2011

Nuvole Bianche

La sala di Santa Cecilia, all'Auditorium, è immersa nel buio. E' calda. Ed è piena di gente. Il pianoforte è un'isoletta circondata da una folla e io vorrei essere tra quei fortunati che ci trovano sull'altro lato del palco, a non più di un paio di metri dallo strumento. Siamo comunque in platea, perciò non troppo lontani.
Ludovico Einaudi entra e dà subito voce al piano: si inizia con "The snow prelude N.15" e diversi altri brani dall'ultimo album, "Nightbook". I pezzi sono sapientemente fusi insieme, i suoni catturano il pubblico. Riconosco le note di "Indaco", proposta in un bel merge con "Lady Labyrinth". Poi, viene introdotto l'album precedente "Divenire", e l'artista si ferma a darci qualche delucidazione sulle sue fonti di ispirazione: parla di pittori, montagne e stagioni, ci spiega il suo vizio di fondere ottave diverse e la mia amica pianista annuisce soddisfatta.
Poi riprende a suonare e ci regala "Divenire", il brano quasi per intero, che anche senza archi di sottofondo, mette semplicemente i brividi. Esplora un po' i suoi album precedenti (lo ammetto, non conoscevo proprio tutti i pezzi) qualcosa preso da "Le onde" e da "Una mattina".
"Nuvole Bianche" è il suo primo bis, suonato proprio quando temevo che non sarei riuscita a sentirlo. E' un brano delicato e allo stesso tempo intenso, va a colpire qualcosa di abbastanza profondo.
Gli applausi finali sono convinti, prolungati e decisamente meritati: il concerto è durato più di quanto pensassimo, le due ore sono letteralmente volate via.

Einaudi me l'hanno "presentato" una mattina d'estate, per calmare i miei nervi: l'ho conosciuto tramite "Divenire", brano che, da solo, può scatenare un innamoramento.
Come pianista mi trasmette molto di più rispetto ad un Allevi: attendevo di poterlo sentire dal vivo e vorrei poter dire a parole tutto ciò che questo concerto mi ha scatenato.



lunedì 3 gennaio 2011

Ottimismo VS Pessimismo


"L'ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili.
Il pessimista sa che è così."
J. R. Oppenheimer

A quanto pare, il nuovo anno ha deciso di aprirsi con uno dei dibattiti classici (condito da elucubrazioni varie su loculi e cremazione, per restare in tema): bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
Meglio guardare al mondo con un fiducioso sorriso o effettuare una previdente e costante preparazione al peggio?

Sono due stili di vita e, come ogni altra cosa, hanno entrambi i loro pro e i loro contro:


  • L'ottimista vivrà gli eventi positivi sicuramente con un entusiasmo maggiore, laddove il pessimista li guarderà certo con un filo di sospetto
  • Il pessimista, di contro, affronterà le avversità già con una buona dose di preparazione mentale (che dovrebbe averlo reso più forte)...l'ottimista, sottoposto alle stesse sfortune, presumibilmente crollerà prima (a meno che non abbia una dose di ottimismo così grande da riuscire a sorridere anche nelle situazioni più tragiche...e su questo argomento consiglio la lettura di "Candido" di Voltaire)
  • L'ottimista appare, in genere, come una persona più solare; il pessimista, come una persona dal carattere più forte.
  • L'ottimista può essere visto come un illuso; il pessimista come un dannato cinico disilluso.
Fondamentalmente, essere pessimisti porta ad essere un po' più preparati al peggio: di conseguenza nelle situazioni negative non si resta troppo sorpresi. Meno ci si aspetta, meno si rischia di restar delusi.

Se poi gli eventi dovessero inaspettatamente prendere una buona piega, si può sempre restar sorpresi positivamente!
La fregatura più grande del pessimismo però, è la sfiducia cosmica che si finisce per provare. Sfiducia che a volte può portare a non credere nemmeno in quelle poche cose che potrebbero andare bene per davvero. Cose che a quel punto potrebbero rischiare di venir perse.

In sintesi, la soluzione migliore, è quella di essere la ragionevole via di mezzo, ovvero il realista.
Peccato che, in conclusione al suddetto dibattito, abbiamo concordato che in questo dannatissimo mondo (e in questo paese in particolare), essere realista coincide nel 99% dei casi con l'essere pessimista!