giovedì 24 marzo 2011

Nuvole Bianche

La sala di Santa Cecilia, all'Auditorium, è immersa nel buio. E' calda. Ed è piena di gente. Il pianoforte è un'isoletta circondata da una folla e io vorrei essere tra quei fortunati che ci trovano sull'altro lato del palco, a non più di un paio di metri dallo strumento. Siamo comunque in platea, perciò non troppo lontani.
Ludovico Einaudi entra e dà subito voce al piano: si inizia con "The snow prelude N.15" e diversi altri brani dall'ultimo album, "Nightbook". I pezzi sono sapientemente fusi insieme, i suoni catturano il pubblico. Riconosco le note di "Indaco", proposta in un bel merge con "Lady Labyrinth". Poi, viene introdotto l'album precedente "Divenire", e l'artista si ferma a darci qualche delucidazione sulle sue fonti di ispirazione: parla di pittori, montagne e stagioni, ci spiega il suo vizio di fondere ottave diverse e la mia amica pianista annuisce soddisfatta.
Poi riprende a suonare e ci regala "Divenire", il brano quasi per intero, che anche senza archi di sottofondo, mette semplicemente i brividi. Esplora un po' i suoi album precedenti (lo ammetto, non conoscevo proprio tutti i pezzi) qualcosa preso da "Le onde" e da "Una mattina".
"Nuvole Bianche" è il suo primo bis, suonato proprio quando temevo che non sarei riuscita a sentirlo. E' un brano delicato e allo stesso tempo intenso, va a colpire qualcosa di abbastanza profondo.
Gli applausi finali sono convinti, prolungati e decisamente meritati: il concerto è durato più di quanto pensassimo, le due ore sono letteralmente volate via.

Einaudi me l'hanno "presentato" una mattina d'estate, per calmare i miei nervi: l'ho conosciuto tramite "Divenire", brano che, da solo, può scatenare un innamoramento.
Come pianista mi trasmette molto di più rispetto ad un Allevi: attendevo di poterlo sentire dal vivo e vorrei poter dire a parole tutto ciò che questo concerto mi ha scatenato.