lunedì 19 settembre 2011

Autumn leaves

L'autunno è arrivato con un paio di giorni di anticipo. O forse è settembre che ne ha diciannove di ritardo.

Non sono così pochi quelli trovano poetico l'autunno, i suoi viali arancioni, rossi e gialli, l'atmosfera plumbea, quella malinconia di fondo.
Per quanto mi riguarda, credo di aver passato quella fase: non c'è nulla di poetico nella pioggia battente che allaga le strade e crea traffico, nello svegliarsi sotto un minaccioso cielo nero, nel vento freddo e umido che ti costringe a tirare fuori le maniche lunghe.
Ci ho provato a prendere in simpatia l'autunno, ma pare che le mezze stagioni mi siano ostili: portano sempre strani avvenimenti e cattive nuove. Io e settembre abbiamo un rapporto davvero complicato.

E, fin dei conti, diciamocelo: l'arancione (sì, quello che ora è sullo sfondo del blog) è il colore delle foglie agonizzanti... dove sarebbe la poesia?

sabato 3 settembre 2011

Lacrime, ricordi e cicli

Nonna era una donna molto forte, nonno un uomo molto dolce.

E' così che resteranno nei ricordi. Nonna non c'è più già da un anno e mezzo ormai, ma è come se, in realtà, fosse andata via del tutto solo questa settimana, quando l'amore di una vita ha deciso di raggiungerla.

I miei nonni sono stati le mie vacanze estive per 19 anni: averli lontani ha significato forse non conoscerli così a fondo come avrei voluto, ma anche riservare loro dei momenti speciali. Quando ero piccola scendere in Sardegna era una festa, rivedere loro e gli zii, giocare a palla davanti casa, scendere al fiume, fare i viaggi verso il mare in macchina con la musica, scalare le scale di casa di nonna (anche se a papà facevo paura, perché erano senza ringhiera), andare alla casa aragonese, sedere di sera di fronte alla porta, a chiacchierare...

Questa Sardegna non c'era già più da tempo in realtà...da quando nonna ha iniziato a stare male...lei, una donna così forte, che ha mandato avanti la casa e cresciuto cinque figli in condizioni difficili, lei che ha tenuto la famiglia sempre unita...lei con il suo sorriso schietto e il tono un po' autoritario...lei poi...allettata, incapace di esprimersi, ma capace di capirti e farti capire con gli occhi che, sì, c'era ancora e sapeva chi eri e ti voleva ancora un bene dell'anima...questo mi ha spezzato il cuore. Quando sono scesa a trovarla dopo l'ictus, mancavo da tre anni e ho trovato che quel mondo che per me significava tanto, non era più davvero lo stesso.

Nonno è stato un uomo dolce e innamorato: di sua moglie, dei suoi figli, dei nipoti, di tutta la gente che veniva a trovare zio Efisio e gli voleva bene. Quando nonna stava male, lui andava ogni mattina, la baciava e poi le si sedeva accanto a leggere, tenendole la mano; ogni sera tornava per salutarla e darle il bacio della buona notte.

Quando nonna se n'è andata, sapevamo che nonno non sarebbe voluto restare ancora molto. Eppure ci ha regalato un altro anno e mezzo, è rimasto perché, come diceva sempre lui "gli mancava tanto Giovanna, ma, se lo lasciavano un altro po', lui restava, sì, perché voleva bene a tutti i suoi figli e ai nipoti e gli piaceva stare con noi". Stravedeva per la sua Marinella: tutti i figli erano speciali, ma quando parlava di lei le brillavano gli occhi in maniera particolare, diceva che le somiglio molto.

Le ultime due volte che sono scesa, Fordongianus non era più lo stesso, e mi piaceva stare seduta accanto a nonno a tenergli la mano e ascoltare tutti i suoi numerosissimi ricordi, le poesie di quando era giovane e quelle che inventava al momento (sì, a quasi 94 anni, aveva un'ispirazione notevole...)...

Nonno mercoledì ha deciso di voler rivedere la moglie. Era stanco, l'avevo visto già a Pasqua, che spesso si perdeva nei suoi pensieri ed era più assente. Se n'è andato in pace, circondato dai figli e ad una bella età, ma se n'è andato. A noi ora resta solo il vuoto lasciato da quei due innamorati di altri tempi, due persone semplici e meravigliose che riempivano i cuori di una numerosa famiglia. Non c'è più la Sardegna che conoscevo, la mia Sardegna erano loro e ora è come se avessi perso quella parte di me. Oggi questa consapevolezza è arrivata in tutta la sua violenza: il ciclo si è chiuso del tutto, appartiene solo ai ricordi e non posso che spenderci tutte le mie lacrime per accettarlo.