mercoledì 23 novembre 2011

Sulla fiducia e la bontà d'animo

Se c'è una cosa che questo 2011 si è messo d'impegno per farmi capire è che sono un'idiota. La classica persona buona fino allo scemo. Perché pensare male? Perché non avere scrupoli? Perché essere stronzi?
Mi è stato detto recentemente che è una bugia quella secondo cui "nella vita bisogna essere stronzi". Anch'io la consideravo tale, era un mito che volevo sfatare, mi battevo per questo. Ebbene, è vero, è una bugia. Nella vita, infatti non bisogna essere stronzi... bisogna essere PIU' stronzi. Quest'anno ho avuto tre esempi palesi di cosa vuol dire esserlo senza farsi troppi scrupoli e di cosa accade quando non lo sei o non lo sei abbastanza. Io non lo sono stata, questo è evidente, perché mi atteggio da cinica, ma in fondo amo dare fiducia al prossimo, credere nelle buone intenzioni, tollerare gli errori come se fossero in buona fede. Sbaglio? In teoria no. In pratica, a meno di non voler intraprendere la carriera da martire, sì. E credo che il voto al martirio, per una che nemmeno crede all'aldilà, non sia una cosa furbissima...
Per cui, dovrò cercare di tenere a mente i tre casi che ora descriverò, stamparmeli bene nella memoria, perché sono una favolosa fotografia in piccolo del mondo.

Caso 1: La sanguisuga
Giusto parlando di martirio...ho la sindrome della crocerossina. Vedo una persona in difficoltà, l'istinto è quello di aiutarla. Mi avvicino senza pensare alla regola "dai un dito, si prendono il braccio". Ma le vittime hanno voglia di rivalsa e sfruttano le situazioni per ottenerla: aiuti una persona, ci diventi amica... o almeno così pensi, ma in realtà c'era l'altro obiettivo, che tu non avevi considerato. Finito di riprendersi dalla sconfitta, e ottenuto l'obiettivo (o deciso che non ha più importanza), la vittima-sanguisuga sparisce (o, peggio, fa danni) e tu resti lì senza nemmeno un grazie.

Caso 2: Perseverare è diabolico
Altra regola d'oro che bisognerebbe avere ben chiara. Errare è umano. Tutti meritano una seconda possibilità? Opinabile, ma qualche circostanza favorevole potrebbe esserci. Quel che è certo è che non meritano la terza, nè la quarta. Una persona ha dato prova di comportamenti discutibili? Benissimo, mettiamola sotto osservazione. Li ripete, peggiorandoli, se possibile? Ottimo, è fuori. Sforzarsi di trovare giustificazioni per certa gente è totalmente inutile: non ne hanno, nè ne meritano. L'ho imparato? Questo forse sì, l'ho imparato, pagando più volte il prezzo.

Caso 3: La maschera di falsi scrupoli (ma gli scrupoli dove sono?)
Arrivi al punto in cui ti costringono a pensare male. Tu non vuoi pensare male, non ti piace a prescindere, figuriamoci poi se devi pensare male di persone con cui hai condiviso qualcosa. Ti fidi se mostrano scrupoli. Sai che hanno sbagliato, ma non c'è motivo per farli sembrare peggio di quel che sono. Non pensi siano stronzi... Finché arrivi all'ipotesi numero 2, quella di cui conoscevi l'esistenza, ma che non avevi considerato davvero. Forse dall'altra parte c'è davvero uno stronzo. Ok, a questo punto, tiri fuori tutta la cattiveria di cui sei capace e inizi a dipingere ciò che secondo te è comportarsi da stronzi, così che puoi screditare la memoria della persona in errore, che, non avendo fornito grandi spiegazioni oltre alla maschera di scrupoli, non ha modo di lavarsi via lo schifo di dosso. Questo è pensare male, no? NO! Perché, quando pensi di aver dato il peggio di te in fatto di cattivi pensieri...spunta l'ipotesi numero 3 e questa davvero non era prevista nemmeno dal manuale del perfetto stronzo su cui stai cercando di studiare. E ovviamente ti rendi conto che il dipinto che avevi finito era ancora abbastanza grazioso: lo stronzo era molto più stronzo e la realtà ti ha fottuta di nuovo.

Lezione appresa? Lo spero. Del 2011 mi resterà il monito di "non vedere quello che vuoi vedere, ma quel che hai davanti davvero": cadere nella sindrome di Narciso è stata già abbastanza potente come lezione (alla fine, un riflesso non è qualcosa di reale...), ma non riuscire ad essere stronza nemmeno con tutto l'impegno è stata la goccia.

lunedì 14 novembre 2011

"Fatti non foste a viver come bruti..."

In quinto liceo si studia geografia astronomica. Credo di aver mai studiato nient'altro con la stessa passione: per l'interrogazione sull'evoluzione stellare ero andata ad approfondire argomento per argomento, il libro di testo da solo mi lasciava insoddisfatta. Fui poi interrogata con un mio compagno di classe che evidentemente non condivideva la stessa passione... non mi scorderò mai il discorso che fece successivamente: "Ma perché dovremmo studiare lo spazio? Non ha applicazioni pratiche, non serve a niente e mette anche parecchia angoscia...". Inorridisco ancora dopo quasi sei anni...

Ieri ai LNGS (i laboratori di fisica sotto il Gran Sasso, dove sono di casa fisica astroparticellare e astrofisica nucleare) sembravo più o meno una bambina a Disneyland: pur senza capire tutta la base degli (astrusi?) esperimenti, pendevo dalle labbra del dottorando che ci faceva da cicerone.
Un tizio, un signore sicuramente sopra ai cinquanta, ad un certo punto gli chiede: "Io non riesco a capire quali siano le applicazioni pratiche delle vostre ricerche, le motivazioni di questi esperimenti..."
La reazione orgogliosa e la risposta del ragazzo sono state tra le cose più belle della giornata: come ha sottolineato orgogliosamente, quello che si studia nei laboratori abruzzesi, è fatto per pure conoscenza. Non vi sono fini pratici, non si ricercano dirette applicazioni nella tecnologia... non si fa per soldi, ma per scienza, detta in breve.
Ha continuato con due considerazioni: intanto, con questo tipo di ricerche vi sono comunque, come effetti collaterali, notevoli balzi avanti nella tecnologia, che deve fornire materiali e macchinari adatti alle misurazioni (deve stare al passo insomma)...basti pensare come il nostro amato e stra-usato HTTP sia nato al CERN come protocollo per la condivisione delle informazioni tra le comunità dei fisici. In secondo luogo, è vero che la ricerca di base non è volta a fornire immediati risvolti pratici, ma è anche l'unica che invece possa dare il via ai grandi balzi tecnologici futuri (se nessuno si fosse messo a studiare la teoria dell'elettromagnetismo, probabilmente andremmo ancora avanti a candele).

Probabilmente la domanda l'aveva punto proprio sul vivo, perché il dottorando, a fine visita, dopo averci mostrato le tre sale sotterranee, ci ha congedato con un'ironica citazione del premio Nobel per la fisica, Richard Feynman, che riassume brillantemente il concetto:

"La fisica è come il sesso: certamente può fornire alcuni risultati pratici, ma non è questo il motivo per cui lo facciamo!"