In quinto liceo si studia geografia astronomica. Credo di aver mai studiato nient'altro con la stessa passione: per l'interrogazione sull'evoluzione stellare ero andata ad approfondire argomento per argomento, il libro di testo da solo mi lasciava insoddisfatta. Fui poi interrogata con un mio compagno di classe che evidentemente non condivideva la stessa passione... non mi scorderò mai il discorso che fece successivamente: "Ma perché dovremmo studiare lo spazio? Non ha applicazioni pratiche, non serve a niente e mette anche parecchia angoscia...". Inorridisco ancora dopo quasi sei anni...
Ieri ai LNGS (i laboratori di fisica sotto il Gran Sasso, dove sono di casa fisica astroparticellare e astrofisica nucleare) sembravo più o meno una bambina a Disneyland: pur senza capire tutta la base degli (astrusi?) esperimenti, pendevo dalle labbra del dottorando che ci faceva da cicerone.
Un tizio, un signore sicuramente sopra ai cinquanta, ad un certo punto gli chiede: "Io non riesco a capire quali siano le applicazioni pratiche delle vostre ricerche, le motivazioni di questi esperimenti..."
La reazione orgogliosa e la risposta del ragazzo sono state tra le cose più belle della giornata: come ha sottolineato orgogliosamente, quello che si studia nei laboratori abruzzesi, è fatto per pure conoscenza. Non vi sono fini pratici, non si ricercano dirette applicazioni nella tecnologia... non si fa per soldi, ma per scienza, detta in breve.
Ha continuato con due considerazioni: intanto, con questo tipo di ricerche vi sono comunque, come effetti collaterali, notevoli balzi avanti nella tecnologia, che deve fornire materiali e macchinari adatti alle misurazioni (deve stare al passo insomma)...basti pensare come il nostro amato e stra-usato HTTP sia nato al CERN come protocollo per la condivisione delle informazioni tra le comunità dei fisici. In secondo luogo, è vero che la ricerca di base non è volta a fornire immediati risvolti pratici, ma è anche l'unica che invece possa dare il via ai grandi balzi tecnologici futuri (se nessuno si fosse messo a studiare la teoria dell'elettromagnetismo, probabilmente andremmo ancora avanti a candele).
Probabilmente la domanda l'aveva punto proprio sul vivo, perché il dottorando, a fine visita, dopo averci mostrato le tre sale sotterranee, ci ha congedato con un'ironica citazione del premio Nobel per la fisica, Richard Feynman, che riassume brillantemente il concetto:
"La fisica è come il sesso: certamente può fornire alcuni risultati pratici, ma non è questo il motivo per cui lo facciamo!"
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