Oggi è Natale. Se me lo ripeto ancora, forse riesco a ricordarmelo. È un Natale strano, caduto nel momento sbagliato, in un periodo di passaggio.
Dopo vari giorni di sbornie da alcool, da euforia e da follie varie, sto riacquistando lucidità e inizio a digerire la situazione: questo finale d'anno non segna solo la chiusura del 2011, anno stranissimo sotto molti aspetti. Segna la fine di un ciclo lunghissimo, quello che mi vedeva come studentessa. 20 anni di sforzi per vivere il mio 21 dicembre, la discussione, la proclamazione, la soddisfazione, lo spumante, la coroncina di alloro, il calore degli amici. 20 anni solo a studiare e ora si volta pagina. E ora? E ora non lo so, ci sono sogni di varia natura da considerare, offerte da valutare, una gran voglia di scoprire il mondo, una gran paura di farlo.
Ma per oggi, che è Natale, ancora mi soffermo un attimo su quanto vissuto: i miei 5 anni di università sono ciò che auguro a tutti gli universitari. Pieni, davvero pieni di tutto, nel bene o nel male, ma ricchi di soddisfazioni, di affetto e di emozioni. Ho conosciuto persone davvero bellissime (tante) e anche persone molto discutibili (poche per fortuna). Ho incontrato gente che semplicemente brilla di luce propria, che ha un'aura speciale e sono contenta di averla riconosciuta e ammirata. Sono riuscita a non sacrificare tutto per lo studio, mi sembra di aver visto e fatto tanto altro.
Quest'ultimo anno, con la sua assurda intensità, è stato un sunto perfetto. Ho ecceduto sotto ogni punto di vista: tanto studio, tanta gente, tanta musica, tanti viaggi, tanto affetto, tanta rabbia, tanta delusione, tanta follia, tante volte la parola "fine". Non mi pento nemmeno di un singolo secondo vissuto, né di una scelta. Sono contenta di essermi lanciata in una tesi complessa e di aver lavorato con gente che stimo, perché era ciò che volevo da tanto. Sono contenta di tutti i concerti che ho visto, dei soldi spesi per sentirli, di aver perso un intero weekend prima della laurea per vedere l'ultimo: la musica è la mia base solida, quella che non crolla nemmeno sotto forti bombardamenti. Sono contentissima dei viaggi fatti, tutti, a dispetto delle compagnie, a dispetto delle motivazioni, a dispetto degli esami: mi hanno fatto bene più di ogni altra cosa. Sono davvero felice di aver usato il cuore, in tutti i suoi utilizzi e nonostante varie persone probabilmente non lo meritassero: non ho rimorsi in proposito, è stato bello così, e l'affetto dispensato, l'ho sentito tornare tutto negli ultimi giorni! Né provo rimorsi per le follie che quest'anno ho fatto, ripetuto, iterato: me ne sono inventate sempre di nuove, con tutte le scuse possibili. Fondamentalmente è vero: in una tela fitta fitta di razionalità da ingegnere, c'è il bisogno di qualche discontinuità in cui cadere alle volte! Non ne ho evitata nemmeno una quest'anno collezionando splendidi ricordi.
E ora, con questo carico, sono pronta a voltare pagina: ringrazio ancora una volta tutti quelli che hanno avuto una parte bella, grande o piccola che sia stata...sperando che alcuni continuino a mantenerla! Perché, come ho scritto un po' ovunque:
"Una felicità non è reale se non è condivisa"
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