sabato 11 febbraio 2012

Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano così belle.

Spesso, quando dicevo di non aver mai letto "Il Piccolo Principe", le persone inorridivano. Non capivo bene il perché, era uno dei tanti libri per ragazzi che ti fanno o non ti fanno leggere, a seconda dei genitori o degli insegnanti che hai. Però qualche citazione letta qua e là mi aveva sempre incuriosita. 

Ad un certo punto oltre a dire "un giorno leggerò quel libro" devi prendere il proposito e realizzarlo, altrimenti il libro non si legge da solo. Così, a 25 anni suonati, oggi mi sono diretta negli scaffali per ragazzi della Feltrinelli, ho comprato questo libriccino e me lo sono letto. 
Bene, sono contenta di averlo letto ora e non quando ero ragazzina. Ci sono libri che sono nati o diventati "letteratura per ragazzi" e restano ancorati a quegli scaffali, ma la realtà è che sono storie che possono dire molto di più se le leggi con una consapevolezza diversa.
Leggerlo da bambina non mi avrebbe detto molto, forse alcune cose sarebbero risultate troppo ovvie. Leggerlo adesso mi ha commossa.



***
"È molto più difficile giudicare se stessi che giudicare gli altri."

"I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: «Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?» Ma vi domandano: «Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Allora soltanto credono di conoscerlo."

" È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi."

"Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!"

"Ciò che rende bello il deserto, disse il piccolo principe, è che da qualche parte nasconde un pozzo."

"Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano... Per favore, addomesticami"

lunedì 6 febbraio 2012

In punta di matita

É una sensazione strana.

Hai un foglio bianco davanti, vuoto.
Arriva la matita: lei è timida, ha il tocco leggero. Inizia a lasciare qualche segno, ad intaccare il bianco, a mostrare un'idea. A volte la riga è giusta, altre volte stona, ma quando il suo lavoro termina, il bianco non è più solo bianco: c'è una sagoma, una bozza, il fantasma di un disegno.

Passi al carboncino. Lui è diverso, molto più deciso. Il suo tocco è netto, anche senza calcare incide il bianco senza riserve. E ha un potere particolare: quando passa, dà vita all'impronta lasciata dalla matita. É come se estraesse a forza quello che si nascondeva dietro il bianco, lo fa emergere con un nero deciso. Le ombre diventano molto più scure, le luci per contrasto, molto più accese.
Solo il tocco del carboncino può realmente dar vita agli occhi di un ritratto.

Quando disegni, è come se la tua anima scivolasse sulla punta della matita (o del carboncino). Non senti né vedi altro che l'immagine che sta per nascere. Cammini in stato di ipnosi sulle linee, ti tuffi nel mare nero delle ombre. É una sensazione strana, non ha eguali, è come se per quel periodo di tempo non fossi nemmeno in questo universo.

E in genere, finché il disegno non è finito, non puoi essere risvegliato da questa trance.

mercoledì 1 febbraio 2012

Stream of consciousness (it's a stream even if it seems more a jump!)

Tic, toc, è arrivato febbraio.
Ma quando? E come?

Il tempo ha accelerato di nuovo, quello che era un allegro presente è già finito impacchettato tra le scatole di ricordi.
Si è cantato, ballato, riso, brindato, festeggiato. Ora l'euforia va scemando, resta la realtà quotidiana.
É buona. O almeno così pare. Ma è la calma che arriva dopo un bel trambusto, quindi stona un po'... e non è vera calma, in effetti. Si pretende che sia calma e serenità, perché è stabilità, ma per farla diventare quotidianità non bastano due settimane. Sono solo due settimane che ho iniziato?
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Mi chiedo perché ci sono persone che riescono a mettermi dubbi e io non posso ricambiare loro il favore. Do ut des, un dubbio a me e uno a te, no? Sarebbe equo...e ancora più giusto sarebbe, se potessi scegliere quale dubbio regalare. 
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Ho in mente un po' di idee folli da mettere in pratica. Attendo i soldi (e stavolta arriveranno) e il tempo (sperando di riuscire a racimolare anche quello) e un po' di coraggio. In questa fase non ho né gli uni né l'altro, per non parlare dell'ultimo...bella fregatura le fasi di transizione!