Premessa sul viaggiare da soli
Ho inseguito Londra per anni: ho provato ad organizzare un viaggio nella capitale britannica con una miriade di persone diverse sempre con lo stesso fallimentare risultato. Londra sembrava essere tanto attraente quanto sfuggevole. Ad un certo punto, qualche mese fa è sopraggiunta l’esasperazione: quando anche una delle migliori e più antiche amicizie che hai ti dà buca, vuol dire che il destino ti sta dicendo qualcosa. Ho preso la decisione: a Londra entro la fine del 2012 e rigorosamente DA SOLA.
Viaggiare da soli ha un suo perché. È un’esperienza che andrebbe fatta almeno una volta nella vita: ti dà la misura della tua autosufficienza, della tua organizzazione, della tua capacità di star bene innanzitutto con te stessa.
Aldilà dei suddetti test che esso rappresenta, il viaggio in solitario ha i suoi pro e i suoi contro ovviamente.
I pro sono soprattutto legati all’assoluta libertà che si ha in queste circostanze. Libertà sul dove andare, sul cosa vedere, sul come mangiare. Libertà sulle tempistiche. Sulla gestione delle energie. Sulla gestione delle spese. Libertà di mettersi le cuffie nelle orecchie e godersi le sensazioni che alcune canzoni in alcuni luoghi ti possono trasmettere. Nel complesso non è male per niente!
Ovviamente sarei bugiarda se non ammettessi anche i contro: a volte, di fronte a qualcosa di particolarmente bello/divertente/curioso/emozionante, ti andrebbe di girarti verso qualcuno e fare un commento. La sera poi, noi ragazze soprattutto abbiamo una limitata possibilità di movimento. E fondamentalmente, entrare in un pub e bersi una pinta di birra da sola è una cosa un po’ triste, lo ammetto!
Alla fine comunque , tutto sta nella tipologia di viaggio: se si decide subito di partire soli, se si organizza il viaggio in base a questa decisione e si parte con lo spirito giusto, è un’esperienza fantastica. Ovviamente non tutti i viaggi sono adatti …né è sano partire soli se invece in quel momento si avrebbe voglia di compagnia.
Bisogna fondamentalmente scendere a compromessi con se stessi.
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Il 10 agosto sono salita per la prima volta su un aereo da sola. Forse a 25 anni era anche ora, ma meglio tardi che mai! Cielo limpido da Roma a Londra, mi sono goduta tutto il viaggio: ho osservato le spaventose dimensioni di Parigi dall’alto, ho attraversato la Manica e visto comparire la costa britannica con Shine on you, crazy diamond nelle orecchie. Ho infine posato i miei very happy feet sul suolo inglese.
La realizzazione non è arrivata in quel momento, però. E nemmeno quando sono salita sul pullman dal lato “sbagliato”. Sul Terravision dall’aeroporto di Stansted il sonno ha avuto la meglio per qualche minuto: dallo stato di dormiveglia sono riemersa all’improvviso all’uscita di una galleria… allora ho voltato la testa a sinistra verso il finestrino e… ecco il villaggio olimpico, circondato da double deckers rossi, e uno zeppelin che volava in alto. E là sì, mi sono detta “Ok, FINALLY sono a Londra!”.
Il punto è che pensavo che alcune immagini fossero solo stereotipi. Che non ci fossero solo autobus rossi a due piani, che le cabine telefoniche fossero ormai state rimosse perché obsolete, che i bobbies appartenessero solo ai racconti su Scotland Yard. E invece Londra è proprio così: con una marea di grossi bus rossi in giro, la cabine telefoniche rosse su ogni marciapiede, accompagnate dalle cassette delle lettere cilindriche, rosse anche quelle…e i taxi neri tondeggianti e bobbies ovunque, sempre pronti a darti una mano.
La prima tappa londinese avevo già deciso che sarebbe dovuta essere King’s Cross: a due passi da casa, era troppo allettante l’idea di cercare di passare attraverso il muro tra i binari 9 e 10, a dispetto della mia natura babbana. In realtà i londinesi hanno spostato il famoso binario su un muro tutto suo, con un carrello già inserito per metà… peccato non aver trovato l’Espresso per Hogwarts in partenza…
Un’altra peculiarità della Londra del 2012 è la miriade di cucine etniche che si possono trovare (argomento su cui tornerò in seguito) probabilmente grazie alle numerosissime etnie che popolano la città: per quella prima sera, abbandonata l’idea del fish&chips, mi sono lasciata tentare da un ottimo messicano. Devo ringraziare la mia amica ormai londinese, Fabiana del consiglio (oltre che della casa, dell’ospitalità, della gentilezza e di parte della possibilità di realizzare questo viaggio)…
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