Questa premessa, già meditata mentre ero nel sottosuolo britannico, è diventata doverosa dopo lo scontro di ieri con la ben diversa realtà italiana, fatta di 2 linee e un pezzetto, in cui le metro si fanno attendere anche 15 minuti, i vagoni viaggiano vuoti nelle ore di punta perché il treno *non effettua servizio passeggeri*, il tabellone sulla banchina indica un capolinea, la vocetta sulla metro ne comunica un altro, il macchinista smentisce anche quest’ultima… cosicché per i passeggeri la domanda “Quo vadis?” è all’ordine del giorno.
Ok, si sapeva che la lotta fosse impari: l'underground londinese, con le sue 13 linee e 382 stazioni è un servizio di un'efficienza impressionante. La più antica in Europa e la seconda più estesa al mondo, essa conduce in tutti gli angoli di una città che, per gli standard europei, è enorme.
Nonostante l’ampia preparazione psicologica, la Tube è riuscita comunque a sorprendermi.
In 7 giorni di metro, l’attesa più lunga non ha superato i 5 minuti (capitati solo una volta): il più delle volte, arrivata sulla banchina dopo aver attraversato il dedalo di tunnel (è un organizzatissimo labirinto sotterraneo), trovavo il treno in arrivo e mi bastava saltarci sopra.
I vagoni sono molto diversi dai nostri: più piccoli e bassi, sembrano effettivamente dei “tubi”; nonostante le dimensioni ridotte, di trovarla strapiena mi è capitato solo nelle ore di punta e in genere, riuscivo a poggiarmi sui seggiolini, tutti imbottiti e molto comodi.
Un’altra cosa che mi ha colpita è la pulizia: l’underground è visitata ogni giorno da migliaia e migliaia di persone, eppure dà sempre la sensazione di essere pulita. Mentre la metro parigina, indubbiamente efficientissima, sembra vecchia e sporca (non mi posso scordare la puzza di piscio di alcune stazioni …), la Tube ha un’aria futuristica pur essendo più antica.
Se poi il groviglio di cunicoli dovesse risultare troppo claustrofobico, si può sempre optare per i mitici double deckers rossi! Anch’essi hanno un’attesa media molto bassa (e lo si intuisce anche solo vedendone la quantità che gira per le strade) e seggiolini comodi … inoltre sono decisamente panoramici, specie nei posti davanti, al primo piano!
Su tutti i mezzi, infine, sono presenti sia la vocetta british che la telescrivente che ti comunicano: 1) la linea su cui sei salito, 2) il capolinea, 3) la prossima fermata, 4) gli incroci con le altre metro, presenti alla prossima fermata, 5) i punti di interesse e monumenti nelle vicinanze della prossima fermata. Impossibile perdersi!
Ovviamente il contro di tutto ciò è il prezzo esorbitante che hanno i ticket, le card e gli abbonamenti … ma d’altronde la qualità si paga.
***
La mia prima vera giornata londinese è iniziata sin troppo presto, probabilmente a causa dell’ora di fuso che ha spostato indietro il mio orologio biologico. Salutata casa e lo scoiattolino che abita in cortile, mi sono lanciata alla stazione Angel (Northern Line) nel mio primo viaggio in Tube: come meta, Nothing Hill.Nothing Hill è il quartiere chic che ospita il celebre mercato di Portobello Road: il sabato mattina, il contenuto delle bancarelle passa dagli ortaggi dei giorni feriali, all’antiquariato. In realtà, ho trovato più che altro un incredibile miscuglio di oggettistica che andava dall’antiquariato vero e proprio (fotocamere d’epoca, negozi di macchine per il cucito…), ad una miriade di aggeggi di vari livelli di stranezza (bussole, calendari perpetui, caleidoscopi…), alle cianfrusaglie per turisti. L’atmosfera è un po’ da fiera di paese, in british style, ovviamente, e ormai i turisti muniti di fotocamera sono molti (me inclusa).
Dopo essermi sparata un enorme muffin al cacao ad 1£, ho ceduto al richiamo della City of Westminster. La fermata “Westminster” della Circle Line ti fa uscire proprio ai piedi del mitico orologione simbolo nella città: te lo vedi comparire davanti a poco a poco, dalla base, fino alla punta, salendo le scale, ed è un’emozione. La zona di Westminster, con l’House of Parliament, è il vero centro londinese: è il british così come uno se lo immagina, bello, ordinato, leggermente pomposo forse. L’abbazia ti fa tuffare nell’atmosfera gotica: piena di tombe di scrittori, musicisti, scienziati e sovrani, la passeggiata al suo interno è un percorso nella storia inglese.
Come detto, muoversi sola lascia libera scelta su molte faccende: puoi decidere di saltare a piè pari il pranzo, visto che il muffin è ancora lì a girare nello stomaco; puoi decidere di cambiare il tuo programma e barattare la visita alla Royal Albert Hall con quella al Natural History Museum, prevista per il giorno dopo. Quest’ultima ho poi scoperto non essere stata una grande idea, ma immagino che ogni piano abbia i propri bug…
Il museo di storia naturale per me è stato un salto indietro di 20 anni: la piccola Alice, cresciuta a pane e Jurassic Park, avrebbe ricordato tutti i nomi scientifici di quegli scheletri esposti nella zona preistorica del museo… l’Alice cresciuta si è limitata a chiamarli con i nomi dei personaggi della Valle Incantata :P … Vedere il teschio di Tyrannosaurus Rex è stata la realizzazione di un sogno decisamente antico … la cosa curiosa è che li immaginavo più grandi, forse proprio perché nella mia testa erano rimaste le proporzioni dell’Alice di 5 anni… Degli animali impagliati sicuramente il più affascinante è il gigantesco dodo sul lato del salone d’ingresso, dove il protagonista è il Diplodocus Dippy.
Camminare tutto il giorno porta ad una certa poca voglia di far baldoria la sera: abbandonata l’idea di girare per locali, volevo sfruttare il penultimo giorno di Olimpiadi per dare un’occhiata ai cerchi Olimpici sul Tower Bridge. Avventurarsi per la City di sera è un po’ inquietante: non è certo la zona più bella di Londra, anzi, probabilmente è una di quelle che contribuisce all’immagine “grigia” che si ha di questa città. Palazzoni di uffici, alcuni veri grattacieli, nascondono in mezzo un pezzettino di lungotamigi che è un gioiello. Ok, ammetto che per arrivarci mi è toccato passare davanti al Club France (degli atleti francesi, obiettivamente, non me ne poteva fregare un tubo), ma la passeggiata tra la Torre di Londra e il fiume, con il Tower Bridge che a poco a poco accendeva le sue luci, ha ripagato di tutto il grigiore del contesto.
Nessun commento:
Posta un commento