Premessa sui parchi londinesi
Si diceva dell’immagine di Londra come di una città grigia. Il grigio delle nuvole, il grigio dello smog … in realtà, Londra è una città dove il verde imperversa. A parte i viali alberati tenuti perfettamente, la capitale britannica è strapiena di parchi di varie dimensioni: oltre al colossale Hyde Park che, insieme ai Kensington Gardens, costituisce una sostanziosa macchia verde tra Piccadilly e Nothing Hill, vi sono una miriadi di oasi e aiuole alberate; la stessa Buckingham Palace è circondata a nordovest da Green Park e a est da St. James Park.
Quello che sorprende è l'atmosfera che si trova in tutte le zone verdi di Londra: pace, tranquillità, aria di campagna. Varcati i cancelli di un parco, si può dimenticare il traffico, i rumori, magari non la gente dato che i parchi, nelle belle giornate, sono pieni, ma almeno la calca.
Fontane, statue, monumenti e fiori rendono le passeggiate ancora più piacevoli: gli inglesi hanno evidentemente un gran bisogno di posti dove lanciarsi al primo raro raggio di sole, per trovare il loro relax.
L'idillio è completato dalla fauna che comprende numerosissimi pennuti di varie specie e i famosi scoiattoli. Quest'ultimi non hanno dimora solo ad Hyde Park, ma in tutti i giardini, giardinetti, cortili e aiuole. Altri animaletti che popolano la capitale britannica sembrano essere le volpi: dato che, però, escono di notte, non ho avuto modo di incrociarle, anche se Fabiana mi ha confermato che anche nel suo cortile ne gira spesso una.
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Essendo ancora presto, ho finito per seguire le indicazioni di uno dei tanti stuart per raggiungere Buckingham Palace...ed è così che mi sono ritrovata a Green Park, il primo approccio reale con il verde di Londra. Era decisamente affollato, visto l’evento in programma quella mattina … eppure, una volta tuffatami tra gli alberi, gente e rumore sono diventati irrilevanti.
I cancelli di Buckingham Palace ti si parano davanti imponenti, alla fine del sentiero principale del parco: entrata nel cortile del palazzo reale, mi sono resa conto che la maratona sarebbe passata proprio lì davanti … quale miglior luogo per seguirla? Soddisfatta della scoperta mi sono intrufolata in seconda fila e mi sono preparata a tenere la posizione.
La maratona è decisamente la gara migliore da vedere: gratuita, con il bordo pista più che raggiungibile e atleti praticamente di ogni nazionalità che ti corrono davanti. La bellezza maggiore sta nel fatto che il pubblico tende ad incitare tutti indistintamente … anzi gli ultimi vengono spronati ancor più dei primi: è forse l’unica gara, insieme alla marcia, dove è vero che l’importante è partecipare e giungere al traguardo, indipendentemente dall’ordine di arrivo. È stata una bella esperienza e, nonostante il ragazzino che mi batteva le mani davanti all’obiettivo da un lato e la signora con la sventolante bandierina inglese dall’altro, sono riuscita a tornare con una bella foto dell’oro olimpico in prossimità del traguardo!
Terminata la maratona (2 ore e mezza in piedi sotto al sole con una simpatica signora vicino e la sua simpatica borsa perennemente nel mio fianco), mi sono diretta verso la Royal Albert Hall che avevo rimandato il giorno precedente. Ed ecco il primo bug della giornata: arrivata lì ho ahimè scoperto che la domenica non sono previsti tour all’interno …
Delusa, mi sono limitata a fare un giro lì intorno ed essendo proprio davanti ai Kensington Gardens ho deciso che valeva la pensa dare un’occhiata all’interno … Ah, se ne valeva la pena: i giardini di Kensington sono un piccolo eden al centro del quale si trova la celeberrima statua di Peter Pan. Dato che noi italiani siamo ovunque, non poteva mancare anche lì il ragazzo di Ancona alla ricerca di lavoro, con la voglia di chiacchierare e la convinzione che Londra sia troppo grande …
Uscita dai giardini, era giunto il momento di iniziare un altro dei percorsi tematici che attraversano la mia personale cartina dell’Inghilterra: il primo, quello letterario, era iniziato a King’s Cross; il secondo, quello musicale, avrebbe preso il via appena scesa alla stazione Pimlico, sulla Victoria Line.
Da lì, arrivare sulla sponda nord del Tamigi non richiede più di 2 minuti a piedi: ci si trova in una zona alberata, un marciapiede con le panchine e il fiume sulla sinistra. Ciò che cercavo è comparso quasi all'improvviso tra le fronde degli alberi: non è bella, non è artistica, cozza con il verde della sponda nord e rappresenta la Londra industriale … ma è uno dei simboli più famosi nella storia del rock!
La Battersea Power Station è la prima centrale a carbone nata in Inghilterra: la sua forma è quella di un tavolino rovesciato, con le quattro ciminiere che svettano sull'edificio di mattoni. È comparsa in vari film, video e foto celebri, ma la sua fama è dovuta in primo luogo ad Animals. Capolavoro assoluto dei Pink Floyd, l’album ha in copertina la fabbrica tra le cui ciminiere fluttua un pallone aerostatico a forma di maiale (Pigs on the wing, brano di apertura e chiusura dell’album).
L’edificio è brutto da morire, ma ha un’aura potentissima. Quello è stato il momento in cui ho più apprezzato la mia solitudine: nessuno avrebbe potuto tenermi compagnia in quel momento più del mio ipod che mi cantava “Big man, pig maaaan, ha ha, charade you are…”. Ascoltare Animals per intero per un tranquilla viale londinese e la Battersea Power Station di lato, resta uno dei momenti più emozionanti del viaggio. Il secondo bug della giornata è purtroppo arrivato in serata: la mia idea era di buttarmi al villaggio olimpico, fare un giro e seguirmi la cerimonia di chiusura da fuori lo stadio. Idea sbagliata: una volta scesa a Stratford, ho scoperto che dalle 19, i cancelli del villaggio erano chiusi per tutti coloro che non erano muniti di biglietto per la cerimonia. Davvero seccata, ho fatto dietrofront e, alla fine, cedendo alla stanchezza, ho deciso di seguire la cerimonia dal letto :P !
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