giovedì 23 agosto 2012

London Diary: Day 5

Premessa sulla musica inglese

Premessa scontata probabilmente, ma come avrei potuto ignorarla?
Prima di partire, facendo l’elenco degli artisti inglesi e godendomi la cerimonia di apertura dei giochi olimpici, sono riuscita, nonostante il mio background musicale, a sorprendermi della quantità di musica che l’Inghilterra ci ha regalato.
Beatles, Rolling Stones, Who, Pink Floyd, Bee Gees, Led Zeppelin, Deep Purple, David Bowie, Mike Oldfield, Sex Pistols, Clash, Queen, Oasis, Blur, Muse, Coldplay, Radiohead, sono solo i  nomi più altisonanti.
Gli inglesi hanno una predisposizione naturale per le arti non figurative: se in pittura e architettura non hanno lasciato segni così indelebili nel corso della storia, nella letteratura e nella musica vantano esponenti enormi. Evidentemente è il mondo delle idee il loro ambiente artistico.
Dagli anni ’50 ad oggi, la musica inglese ha sfornato e continua a sfornare pilastri del rock: le svolte innovative hanno quasi tutte la loro origine nell'isola britannica, dai Beatles in poi. Londra ha calamitato anche numerosi artisti stranieri … uno su tutti Jimi Hendrix. Non è un caso quindi che l’Hard Rock più antico sia quello londinese.


Mi chiedevo la causa di tutta questa abbondanza. Suppongo sia legata a quella particolare apertura mentale che vige in Inghilterra e che porta a riuscire a sviluppare le proprie idee e le proprie capacità.


***
Dopo le 15 ore out del giorno precedente, puntavo ad una mattinata di tutta calma. Invece il mio simpatico orologio biologico ha messo a segno un’altra stoccata e, nonostante non abbia corso per nulla, non erano ancora scoccate le 9 e io ero già sull'Overground per Greenwich. 
Da ingegnere e donna di scienza non mi potevo esimere di far visita al Royal Observatory, punto in cui viene diviso l’est dall'ovest. Per l’Osservatorio, la fermata più comoda è Cutty Sark, il cui nome ho ricordato solo dopo aver visto a cosa corrispondeva. Scesa dalla metro, proseguendo a sinistra mi sono improvvisamente trovata di fronte ad una gigantesca nave a vela di inizio ‘800 e lì mi sono ricordata una vecchia storia della Paperdinastia, che parlava di un giovane Paperon de’ Paperoni in viaggio sul Cutty Sark nei pressi del Krakatoa. 

La visita a bordo del Cutty Sark l’ho rimandata al prossimo viaggio londinese per mancanza di tempo e pound e ho virato verso l’osservatorio. Esso ho scoperto trovarsi proprio al centro del Greenwich Park e per riuscire a trovarne l’ingresso ho perso buoni 40 minuti, e un bel po’ di energie vista la salita interminabile che costeggia le cancellate del parco. 

All'interno, i soliti onnipresenti stuart mi hanno indicato l’ingresso vero e proprio della struttura che, come ho scoperto una volta là davanti, è a pagamento a dispetto di ciò che la guida Lonely Planet presa in prestito andava dicendo. In ogni caso, per 7£ non mi sono accontentata di vedere il meridiano fondamentale da dietro un cancello e sono entrata. Una volta smaltita l’orda di occhi-a-mandorla che infestava il cortile, mi sono divertita a mettermi a cavalcioni del meridiano #1, a passeggiarci sopra, a saltare dall'est all’ovest del mondo, tanto per sentire come cambiava l’aria da un emisfero all'altro. Avendo ormai pagato, ho continuato il mio giro nei vari edifici che contenevano orologi, astrolabi, strumenti di misurazione, telescopi e tutta una serie di aggeggi legati a tempo e distanza. 

Chiusa la parentesi scientifica, ho deciso di tornare a casa per pranzo, sentendomi davvero spossata. Il punto è che tenere ritmi di camminate che vanno dalle 8 alle 12 ore giornaliere ti distrugge, arrivati al sesto giorno. Tanto più che gli impegni pomeridiani appartenevano ad una linea comune, ed erano tra l’altro tutti sulla Jubilee Line. 

Prima tappa pomeridiana era l’O2: spiazzo nella Greenwich nord, totalmente fantascientifico, l’enorme tendone dell’O2 è l’immagine della Londra futuristica. Io che, da ignorante, non avevo idea di cosa fosse, arrivata lì sono rimasta totalmente spiazzata da quella che è una specie di piccola città nella città. 
All'interno dell’O2, tra negozi e locali, si trova il British Music Experience, un museo interattivo dedicato agli ultimi 60 anni di musica inglese: incluso nella London Pass, valeva una visita per i cimeli storici che racchiude, dagli strumenti, al vestiario, ai video, in una passeggiata tonda dagli anni ’50 ad oggi. C’era infine una sala dove provare vari strumenti: purtroppo era invasa da bambini, perciò dopo un po’ ho perso la voglia di aspettare il mio turno e me ne sono andata. 

La seconda tappa pomeridiana era, per me, la più emozionante della giornata: raggiunta la zona opposta del centro londinese, sono andata alla ricerca di un attraversamento pedonale … facile indovinare di quale si trattasse. Come ho scritto su fb quella sera stessa: 
“A Londra c'è un attraversamento pedonale che costituisce un vero incubo per gli automobilisti: frotte di pedoni si divertono continuamente a fare avanti e indietro da un marciapiede all'altro, apparentemente senza motivo...” 
Divertentissimo vedere come gli automobilisti si fermassero ormai tra il rassegnato e lo sconfortato! 
Gli Abbey Road Studios sono qualche passo più a nord: io che li immaginavo enormi, sono rimasta sorpresissima nello scoprire che in realtà sono una piccola palazzina bianca con un cortiletto e molti cartelli che intimano di non entrare. La foto mentre passeggio (piuttosto preoccupata dalle macchine) sulle strisce ce l’ho per gentile concessione di una coppia francese a cui ho affidato la mia reflex (!). 

Per completare il pomeriggio beatlesiano avevo deciso di passare ad un Beatles Store ufficiale consigliato dalla guida della London Pass, che si trovava un po’ più a sud. La via mi era stranamente familiare, ma non ho saputo dire il perché fin quando non ci ho svoltato: numero 221b, cappello, pipa, Baker Street. Mai stata fanatica di Sherlock, ma ammetto che ha il suo fascino e mi è spiaciuto non essere riuscita a scattare foto decenti sempre a causa della folla di maleducati ragazzini orientali. 

La conclusione della giornata l’avevo affidata ad un’informazione letta sulla sopraccitata Lonely Planet: il mercoledì la National Gallery sembrava essere aperta fino alle 21 invece che solo fino alle 18 … essendo le 17 pensavo di avere il tempo per arrivare, farmi un giro di un paio d’ore con calma e poi tornare a cena a casa. Non essendo passata ancora per Trafalgar Square fino a quel momento, ho approfittato anche per scattare qualche foto alla celeberrima piazza e poi sono entrata nel museo. La National Gallery è un labirinto di sale simili, con opere notevolissime del Tiziano e del Tintoretto (gli artisti non italiani sono tremendamente più scarsi) … sono sincera, non sono una fan della pittura, per cui alla decima sala ho ceduto e mi sono diretta ai bagni per prendere una pausa di ristoro. Mentre ero lì ho sentito in lontananza la speaker del museo annunciare qualcosa: uscendo mi sono accorta che il bagno si era svuotato e che la via da dove ero entrata era bloccata. Salendo quindi da un’altra scalinata, mi sono ritrovata praticamente all’uscita: in sintesi, erano le 18 e il museo stava chiudendo! Grazie tante Lonely Planet! Dopo questa mezza sconfitta, ho preso la via di casa.


Nessun commento:

Posta un commento