giovedì 23 agosto 2012

London Diary: Day 6


Premessa sul mondo in una città

Quello che noti dopo qualche giorno a Londra è il suo modo di essere assurdamente variegata: le altre città che ho visitato nel corso degli anni non avevano questa caratteristica … non so come spiegarlo, ma anche se in tutte le grandi città europee si passa dalle palazzine ai grattacieli, non hai la sensazione di salti mortali che hai lì.
A Londra sali in metro ad Angel lasciando un quartiere dalle palazzine basse e graziose, pieno di locali e vita notturna che quasi ti  sembra un’atmosfera mediterranea  e scendi a Bank, nel cuore della City, degli uffici nei palazzi di vetro, della finanza londinese. Prendi la Circle Line e arrivi a Westminster, nell’orgoglio britannico, nella Londra che tutti immaginano, con il Big Ben e l’House of Parliament. Devii fino a Bloomsbury e ti trovi in un quartiere quasi aristocratico, meno negozi, palazzi più alti ed eleganti, con i classici portoncini inglesi in cima a 4 o 5 scalini. Risali fino a Camden e sei in un quartiere in cui regna il non-sense, in cui, dalle facciate delle piccole palazzine un po’ trascurate, emergono draghi, fate, scarpe, gatti e aerei. Ti lanci verso sud, scendi dalla Overground a Cutty Sark e ti ritrovi in quello che pare un paesino di pescatori, Greenwich. Ma se a Greenwich invece, scegliessi la stazione North, verresti catapultato nel futuristico mondo dell’O2, posto uscito da un libro di fantascienza in cui una gigantesca struttura a tendone contiene vie, negozi, locali, musei e spazi così ampi da disorientarti.
Londra è tutto questo, c’è qualcosa per tutti, una miscellanea di etnie, pensieri, culture, modi di vivere, di essere. Raccoglie tutto e lo mescola e lo rielabora e lo ripropone con l’organizzazione british. Sono tornata con l’aggettivo FULL in testa perché “piena” è la parola che descrive meglio questa città: piena di gente, di negozi, di diversità, di opportunità. Piena di sfaccettature. Mi chiedo se sia  difficile trovare il proprio posto in un luogo che offre così tanta scelta.
Che offre, come si dice di Londra, il mondo in una città.

***

Avevo bisogno di tempo per finire i regali, per passeggiare e  respirare l’aria londinese con calma, per godermi l’ultimo giorno. Il giovedì avevo solo due tappe e ho deciso di prenderle così come venivano, senza troppi programmi.

La mattina presto, forse troppo presto, ho visitato un altro quartiere della Londra Nord, non distante dall’Islington in cui risiedevo: Camden, il cui mercato è famoso come quello di Portobello.
Camden è la zona “strana” di Londra: non saprei come definire in altro modo questo quartiere che mi è parso vagamente trascurato da un lato, e incredibilmente variopinto dall’altro. Le palazzine di Camden, basse, strette e tutte attaccate, hanno le facciate infestate di … cose! Se al pianterreno c’è un ristorante cinese, tra i balconi dei piani superiori vedrete serpeggiare un grosso drago. Se invece l’attività è un negozio di scarpe, grandi  calzature sbucheranno tra una finestra e l’altra … e così via. E non si tratta di disegni, ma di veri e propri oggetti giganteschi che escono dalle facciate.

In realtà, sono onesta: forse era troppo presto, forse quella mattina non mi sentivo in formissima, forse lo stare da sola in una zona dall’aria vagamente malfamata mi ha turbata. Però Camden, oltre che per le palazzine particolari, non mi ha presa quanto avrebbe potuto. Le darò un’altra chance al mio ritorno.

Non essendo in forma smagliante pensavo di tornare a casa: arrivata alla metro, però, ho cambiato idea e ho raggiunto Bloomsbury, il quartiere dove è sito il British Museum.
Ok, non è a causa della mia idiosincrasia per i francesi che lo dico, ma il British fa concorrenza al Louvre. E ok, il Louvre ha ancora un po’ di fascino in più, devo ammettere, ma il British, con i suoi 7 milioni e passa di pezzi da tutto il mondo, è comunque sconvolgente. Aldilà della Stele di Rosetta che, se non fosse per la perenne orda di turisti che ha davanti, meriterebbe da sola il viaggio, tra sarcofagi egizi, pezzi del Partenone e teste dell’Isola di Pasqua, c’è abbastanza per perdere sia la testa che la giornata.

Devo avere un gusto un po’ macabro perché sono rimasta colpita dai vari resti umani presentati al Floor 1, appartenenti a tempi paleolitici. E le mummie!! Cavolo, su quelle, il British vince: le sue mummie sono tante, ben tenute e davvero impressionanti (anche ripugnanti se vogliamo) rispetto a quelle del Louvre.

Uscendo dopo 2 ore abbondanti di bighellonamenti, mi sono resa conto di aver perso almeno due o tre cose importanti, ma vedere tutto in uno sola volta è impossibile e, in ogni caso, il British, come molti musei londinesi, è gratuito, secondo il mantra inglese secondo cui “la cultura deve essere accessibile a tutti” (che entra in contraddizione con i prezzi esorbitanti di alcune attrazioni, ma vabbè, sui musei almeno hanno ragione!).

Il pomeriggio è stato il mio vero momento di libertà: tornata a Piccadilly, ho iniziato una lenta e lunga passeggiata con varie fermate shoppinghesche e come meta ultima, Hyde Park Corner. Le mie condizioni fisiche sono andate migliorando con il passare delle ore, perciò da lì ho deciso di proseguire verso nord e seguire il sentiero che costeggia il lato est di Hyde Park. Lo spirito si rigenera nei parchi londinesi!

Giunta a poca distanza da Marble Arch, la punta a nordest del parco, sono uscita per vedere e fotografare un curioso monumento commemorativo al centro della strada: gli inglesi hanno tirato su una specie di milite ignoto dedicato a “tutti gli animali che hanno servito e sono morti al fianco delle truppe britanniche o alleate, nel corso di tutte le guerre e campagne della storia. Loro non hanno avuto scelta”. Forse in contraddizione con il loro passato da cacciatori di volpi, ma c'è da dire che l’animalismo britannico è quasi commovente!

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