martedì 20 novembre 2012

Muse@Bologna: il karma, la dolce droga e la perfezione

Qui torniamo al discorso della musica inglese. Non paghi di aver monopolizzato anni '60, '70 e '80, questi maledetti, adorabili britannici, hanno sfornato il gruppo che, tra quelli contemporanei, può dirsi tranquillamente il migliore.

La mia storia d'amore con i Muse è nata relativamente tardi: è esplosa in maniera violenta solo 3 anni fa, dopo essermici approcciata con la chitarra, pur conoscendoli e apprezzandoli già da prima. Suonandoli, tuttavia, è scoccato un qualcosa in più che li ha fatti arrivare rapidamente nelle posizioni più alte delle mie classifiche e che mi aveva portato all'epoca, a cercare, quasi disperatamente, un biglietto per il loro live a San Siro. E quella santa donna di Fabiana me l'aveva trovato, sì che me l'aveva trovato...ma a due giorni dal concerto, con un esamone altri due giorni dopo. Dissi no. E fu l'ultimo no della mia vita: la rosicata fu talmente potente da trasformarmi in una yes-woman!

Quasi tre anni dopo, la solfa cambia, i gusti no e finalmente a giugno, senza pensarci due volte, mi porto a casa questi BENEDETTI biglietti per l'Unipol Arena di Casalecchio di Reno (BO), 16 novembre. Rigorosamente parterre.

Lunga attesa, condita dall'arrivo, a due mesi dal concerto, del nuovo album del divin terzetto inglese: the 2nd Law. Qualche purista storce il naso, alcuni dicono "troppo elettronico"... io, Samantha e Manuel, destinati a vederli a breve siamo più che entusiasti del nuovo lavoro, un album in realtà molto curato, con canzoni coinvolgenti e una tematica non banale. Oltre a Survival, inno olimpico (nonché colonna sonora del mio viaggio londinese), ci sono molti ottimi pezzi che si incollano ai neuroni e faticano a staccarsi: dalla un po' pop Madness, alla un po' funky Panic Station, alla un po' floydiana Animals, alla più che incantevole Isolated Systems.

Il conto alla rovescia si è concluso venerdì scorso: treno delle 9.10 per Sama e delle 9.46 (e non 9.45!) per me e Manuel...Sama si carica dei bagagli e dell'onere di trovare i biglietti per la coincidenza per Casalecchio, noi facciamo colazione e ci prepariamo a saltare da un treno all'altro, con 9 minuti di margine, per stare all'Unipol Arena prima delle 13.

Il viaggio è tranquillo fino ai pressi di Bologna, quando ci rendiamo conto che il treno è in leggero, ma sostanziale ritardo: 5 minuti che bastano a trasformare la passeggiata da un binario all'altro in una corsa contro il tempo. Ci portiamo avanti e attraversiamo il Frecciarossa dal vagone 11 al 3 negli ultimi minuti: quando il treno si ferma infine a Bologna Centrale, schizziamo fuori e iniziamo a correre come dannati. Personalmente posso dire che quei 4 minuti di corsa mi hanno fatto guadagnare un treno, ma perdere un polmone.
Amaro, però, è ciò che ci comunica Samantha appena ci sediamo sul nuovo mezzo: ha sentito un suo amico a cui faceva la babysitter e che è lì dalle 8 del mattino... e la gente accampata davanti ai cancelli è già tanta...troppa. Tutto inutile insomma?
Così pare, almeno come primo impatto, appena arrivati al palazzetto: la gente non è ancora una folla, ma è abbastanza numerosa da mangiarsi le prime file: ci mettiamo in coda un po' affranti. Sama, però non demorde: ci lascia in fila e va alla ricerca del suo amico Francesco, un po' più avanti. Pochi minuti e mi arriva la telefonata: "Veloci, raggiungeteci, io mi sono già accodata..." ... io e Manuel ci muoviamo in fretta, aggiriamo la folla e ritroviamo Samantha (da ora in poi "il talismano") a ridosso dei cancelli, in compagnia di due ragazzi dai capelli blu. Ci presentiamo ai nostri salvatori, davanti agli occhi saturi di odio della folla ormai dietro di noi e ringraziamo qualcosa come cento volte: l'appena conosciuto Francesco conquista la palma del miglior amico della giornata! Secondo posto per il cugino Mattia, che qualche ora dopo ci fa guadagnare anche i numeretti sulle mani che avevano iniziato a segnare dalla mattina i primi della fila e che, guarda caso, si erano interrotti proprio arrivati a lui: il mio 47 è ancora sul dorso della mano, marchio indelebile di questa mattata e del karma che per una volta ci ha voluto bene.

Le ore trascorrono un po' lente e un po' no, tra il freddo umido della Pianura Padana e qualche partita a briscola. Proprio quando l'entusiasmo inizia a cedere il posto alla stanchezza, dall'Arena giungono due novità che risvegliano la folla: la prima è un cartellone con le date del tour estivo... Roma, 6 luglio...già so che dovrò avere quei biglietti. La seconda è la musica che proviene dalle porte aperte del Palazzetto: le Exogenesis suonate come brani di prova, zittiscono e incantano tutti. Le porte si richiudono dopo qualche brano, ma la magia ormai è avvenuta: ci siamo risvegliati e sopportiamo il tempo che resta.

Ore 19: infine i cancelli si aprono, con mezz'ora di ritardo. La nostra fila è lentina, ma ce la facciamo a superare la soglia e da lì parte la seconda corsa matta della giornata, ignorando bellamente gli stuart che ci intimano di far piano. Qui avviene la scissione: ho individuato i capelli blu di Francesco davanti a me, ma Samantha mi chiama sulla sinistra e raggiungo lei. Da quel momento in poi, noi saremo a sinistra e i ragazzi a destra della pedana che, dal palco, si allunga verso il pubblico. Con la mia compagna di follie ci mettiamo sedute a terra, come richiesto dai bodyguard: lo spazio vitale è già poco così, persino a gambe piegate finisci sugli altri, e ci accontentiamo di una discreta quinta fila.
La tranquillità dura ben poco: tempo un quarto d'ora e salgono sul palco gli Everything Everything, gruppo spalla. Ciò che ne consegue, ancora fatico a spiegarmelo: l'odore dei musicisti sul palco fomenta la folla che si solleva tutta insieme. Veniamo prima alzate e poi trascinate avanti e avanti e avanti...pare a causa dello zaino di Samantha, rimasto impigliato tra due tipi. Il karma ci ha fatte volare in seconda fila, senza colpo ferire e superando ragazzi che ci erano davanti e che si uniscono alla (giustificata) schiera di gente che ci odia dalla mattina. Tra questi, troviamo sulla destra un discreto signore di almeno cinquant'anni che accompagna le due figlie adolescenti (in prima fila, davanti a noi) e che sfoggia sulla mano il numero 3: ha dormito lì! Dopo averci guardato in cagnesco per un po', finisce per rabbonirsi e ci racconta che la sera prima ha partecipato alla partita a calcio organizzata da Chris, il bassista, che i Muse li ha già visti a Torino e sono grandiosi e che il suo concerto preferito resta The Wall di Waters (e con questo si è guadagnato la mia totale simpatia).

Il gruppo spalle è discreto, piacevole, ma, come ogni gruppo spalla, destinato a fallire: il pubblico vuole i Muse. E loro, britannici nel midollo, non si fanno attendere: alle 9 le luci si spengono e attacca Unsustainable, con la voce della giornalista che ci ricorda che An economy based on endless growth is... 

Perfettamente legata, ci scivola nelle orecchie Supremacy, in cui possiamo ammirare il falsetto di Matthew in tutta la sua potenza. Ciò che invece ammiriamo nella successiva, è il basso di Chris a portata di mano: per suonare Hysteria arriva sulla nostra pedana e ci mostra cosa vuol dire essere DAVVERO VICINI al palco. Dal soffitto inizia a calare una piramide rovesciata composta da schermi e si passa a Resistance...e qui muoio! Perché Resistance, canzone che ha avuto i suoi perché nella mia vita, Matthew me la viene a cantare per intero ad un metro e mezzo di distanza: voglia di piangere, me la canto tutta di cuore. In Supermassive Black Hole e Animals esplode tutta la grinta del terzetto che non sta fermo due secondi sul palco e Matthew ci regala un assolo sotto il naso, praticamente in ginocchio.
Ora, piccolo inciso da donna su Matthew Bellamy: premettiamo che non è bello nel senso stretto del termine.  E' bassino, viso irregolare, accenno di stempiatura ormai...ma è stato eletto svariate volte uomo più sexy dell'anno...un motivo ci sarà, no? Oh cacchio se c'è: sul palco si porta dietro un'aura potentissima, a vederlo suonare e cantare non puoi fare a meno di tenergli gli occhi addosso e ... onestamente.... sbavare XD ! E' un animale da palcoscenico, oltre ad un eccellente musicista e un curioso personaggio... ammetto di essere stata pienamente investita dal suo fascino!

Si prosegue con le più pacate Explorers (che non pensavo di sentire e che adoro, tra quelle del nuovo album) e Falling Down (che, tra tutte, persiste ancora nel mio cervello come il 47 persiste sulla mia mano). Ciò che segue è la canzone della mia scintilla con i Muse: Time is Running Out non penso abbia bisogno di commenti, essendo un pezzo fomentoso da sentire nelle cuffie, da suonare con lo strumento in mano, da cantare a squarciagola, da vivere in un live. Liquid State, Madness (con gli strani occhiali di Matthew) e Follow Me ci fanno assaporare ancora The 2nd Law, ma nella successiva, Undisclosed Desires, accade qualcosa che scatena la mia furia. 
Matthew scende dal palco. Matthew passeggia davanti alle transenne. Matthew dà la mano ai fan delle prime file. Matthew si avvicina... Quello stronzo del bodyguard ciccione (che puntava il laser contro il pubblico...) si piazza proprio davanti a noi. Due quindicenni e due ragazze. Proprio davanti a noi. Matthew lo aggira e passa oltre. Io impreco pesantemente, mi rivolgo al bodyguard e gli urlo n volte "SEI UNO STRONZO!". Lo sfogo non serve a curare la delusione purtroppo.
L'unica cosa che riesce a distrarci è l'attacco di New Born, altro pezzo più che atteso e che la folla canta con il cuore in mano. Si conclude con la piramide che si abbassa, stavolta dal lato giusto, fagocitando i tre tipi divini che continuano a suonare. 
Silenzio.
Attacca Isolated System, con il suo video trasmesso sugli schermi della piramide. Brividi.
Ma non finiscono qui perché subito dopo ecco che parte Uprising in tutta la sua potenza e cattiveria e i nostri beneamati ricompaiono. Da questo momento in poi, con Samantha, siamo passate all'attacco pesante: sfoderato già da un po' il mitico cartello con la gentile richiesta di un plettro, da quel momento iniziamo a tenerlo costantemente in bella vista ogni volta che Matthew o Chris sono nei paraggi. E io sono certa, ma proprio certa, che Matthew ci abbia viste, che il suo sguardo nella nostra direzione ci sia caduto più di una volta... e i plettri li ha tirati. Solo che l'unico plettro arrivato l'ha raccolto il signore cinquantenne che era lì dalla sera prima e, tutto sommato, il karma dice che è giusto così.

Il pre-bis è la carichissima Knights of Cydonia che fa saltare e cantare tutta l'Unipol Arena.
Usciti nuovamente dal palco, i Muse vengono richiamati a gran voce per suonare gli ultimi due pezzi: la sempreverde Starlight, durante cui Matthew torna sulla pedana e rivolge il microfono al pubblico che urla "High hopes and expectaaaaaations, black holes and revelaaaations".
Gran finale, forse inaspettato, ma ben riuscito, è costituito da Survival, canzone per cui ho avuto il colpo di fulmine sentendola come sottofondo ad un emozionante video di presentazione dei Giochi Olimpici londinesi.
E su "And I'm gonna wiiiiiiiin" il concertone si conclude in una potente sbuffata di ossigeno fresco che avvolge il palco, il pubblico e rinfresca i bollenti spiriti.

E' finita.
Lì mi rendo conto che sono stanchina, che non ho cenato e lo stomaco brontola da metà concerto, che non ho bevuto praticamente nulla e sudato tantissimo e che sarò piena di lividi per le lotte continue per difendere (vittoriosamente) la mia posizione. Il parterre è questo. E' sacrificio e resistenza. Probabilmente è bello proprio perché è così.

Veniamo messi alla porta da altri simpatici bodyguard, ma ormai siamo nella fase tossica: felicità, emozione, soddisfazione per aver vissuto un grande spettacolo e, grazie ai due ragazzi dai capelli blu, dalle primissime file. Proviamo a scivolare sul retro dell'Arena dove vi sono molti camion su cui caricano pezzi di palco per partire poi alla volta di Pesaro: i Muse saranno già usciti? Vediamo passare un furgoncino dai vetri oscurati che, poco dopo, esce nuovamente da cancello. Rimasti ormai solo io, Sama e Manuel, salutiamo tutti e tre in direzione del furgone: ci piace pensare che fossero loro, chissà.

Chiudiamo con l'acquisto di due magliettine splendide, con le date segnate su una piramide rovesciata. Merchandising ufficiale. Ogni tanto si può.

Ultima chicca della serata, che riassume bene lo stato d'animo: Manuel dichiara che l'anno prossimo, il 16 novembre, verrà in pellegrinaggio all'Unipol Arena, ormai divenuta un tempio. E' il luogo dove gli Dei si sono rivelati XD !

Esagerazione a parte, in conclusione posso dire che i Muse sono davvero il gruppo migliore in circolazione: i loro live sono perfetti, non sbagliano una nota, non steccano, non si fermano, suonano tanto e sempre con molta grinta e partecipazione. Interagiscono con il pubblico il più possibile e il pubblico li ripaga cantando tutti i loro splendidi pezzi, anche quelli più nuovi. Sono da vedere almeno una volta, ma anche 2, 3 o 4 non guasta! 

Punto convintamente alla data di Roma, per il prossimo 6 luglio: è un sabato, a meno di sorprese non dovrò viaggiare e potrò ricambiare il favore a Francesco e andare a prendere posto molto, molto presto! Parterre, transenne, un bodyguard in meno, un plettro e la mano di Matthew in più. Ma per stavolta, il karma ha detto che va bene così, che il mio lato tossico può ritenersi più che soddisfatto e crogiolarsi in quel misto di esaltazione e nostalgia che ti procurano i postumi di un bel concerto.


domenica 11 novembre 2012

Liguria: appunti di viaggio

La Liguria è una terra un po' contraddittoria, con queste montagne che si tuffano senza pensarci troppo nel mare, le villette chic abbarbicate sui pendii da un lato, i carruggi stretti stretti e un po' malfamati dall'altro.
La Liguria è una terra con cui, tutto sommato, ho un certo feeling.
La associo, da quando sono bambina, a parenti  che vedo poco, ma a cui mi sento molto legata. E poi insomma.. c'è Faber, nato e cresciuto in quel di Genova, sempre presente nella mia vita come sottofondo musicale, da 25 anni.

Da Santa Margherita mancavo dalla bellezza di 12 anni. Era il 2000, stavo finendo le medie, avrei iniziato a seguire il calcio solo quell'estate, la Rover era nuova di fabbrica...insomma, mezza vita fa! Ricordavo poco e niente, giusto l'incredibile concentrazione di sardi che vi abitano o ci sono passati negli ultimi decenni.
Santa Margherita Ligure è la sorellina di Portofino, meno famosa, ma altrettanto ben tenuta. Casettine colorate in mezzo a molto verde, porto pieno di barche a vela, stradine che si arrotolano su se stesse e si arrampicano per le salite tipiche. In cima ad una di esse, Villa Durazzo, circondata da uno splendido e verdissimo parco strapieno di draghetti. Draghi? Ebbene sì, tanto per sottolineare qualche altro aspetto simpatico della Liguria, ho scoperto che il suo patrono (e patrono di Genova) è San Giorgio...proprio quel San Giorgio del drago...quello che poi, guarda caso, è patrono dell'Inghilterra.

Se da Santa costeggi il porto e scendi verso sud, ti ritrovi sulla strada costiera che riserva un bel po' di panorami mozzafiato: il mare blu, verde e azzurro (che a novembre, con il cielo grigio, ha un suo fascino particolare) che si schianta sulle scogliere da un lato, villette coperte di edera rossa, immerse nei boschi dall'altro. Seguendo il serpeggiamento della costa, si arriva a Paraggi, quattro case in croce e una spiaggetta niente male, che d'estate deve essere un piccolo paradiso. Da là parte una passeggiata pedonale che si arrampica sul lato del promontorio e ti fa camminare su un sentiero che sembra uscito dalle favole: un percorso in pietra, con le lanterne genovesi che ti guidano, in mezzo al bosco, con il mare decisamente più in basso. Punto conclusivo, dopo un chilometro e mezzo è Portofino: io non ho una grande simpatia per questi posti così chic (sarà l'animo tirchio, piuttosto genovese anche quello), però devo dire Portofino è un gioiellino: dalla piazza principale, al castello Brown, fino al faro, tutto è tenuto divinamente...niente da dire, si sanno vendere!
L'unica cosa che ti fa ricordare che sì, sei ancora in Italia, è la corriera per tornare a Santa: probabilmente invidiosi degli autobus romani, hanno pensato bene di farne passare una all'ora, di modo che nei giorni festivi il bus è così pieno che non hai nemmeno bisogno di reggerti, nonostante le numerose curve...tanto lo spazio per cadere non c'è!

Ultima tappa (obbligata) del mio ritorno nel nord Italia, è stata proprio Genova. La Superba è una bella città, ma può piacere e può non piacere. Il centro, che circonda via Garibaldi, è patrimonio dell'UNESCO: i palazzi sono eleganti, ma austeri e anche le vie principali, per tenersi bilanciate con i carruggi, non si allargano troppo e restano abbastanza buie.
"Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi" si snodano le viuzze della zona adiacente al porto, il quartiere malfamato di Genova. Regina tra quelle stradine, è la celeberrima Via del Campo: ormai è diventata anch'essa, in un certo modo, un'attrazione turistica e questo l'ha resa percorribile e decisamente meno pericolosa. Più o meno a metà c'è una bella targa commemorativa dedicata a Faber e al verso più bello della sua canzone: "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior". L'aria che si respira in quella zona, "carica di sale, gonfia di odori", sa proprio di De André: ti sembra di sentire la sua voce calda che canta la Città Vecchia.
Ad un certo punto, venendo da Principe, puoi prendere un carruggio qualsiasi sulla destra e trovarti al porto antico: in realtà, di antico ormai ha ben poco, visto che è occupato da tutte le strutture più o meno futuristiche che orbitano intorno all'Acquario. Ecco...l'Acquario: un altro di quegli sfizi che mi volevo togliere da parecchi anni, anch'esso colpito da una specie di maledizione che mi faceva puntualmente saltare qualsiasi intenzione di visitarlo. Che dire? Mai andarci durante il weekend o le festività o i ponti! Ho fatto qualcosa come un'ora e mezza di fila (attraversava tutto il porto antico!) e ho dovuto sopportare frotte di marmocchietti urlanti con genitori maleducati... in ogni caso, meritava la pazienza spesa, anche solo per vedere i lamantini che sono animali meravigliosamente paciosi di cui quasi ignoravo l'esistenza fino a qualche tempo fa.

Insomma il bilancio di questo piccolo viaggio di quattro giorni nel nord ovest del bel paese è decisamente positivo: terra più bella di quanto avessi immaginato e cibo buono, hanno condito l'incontro troppo a lungo rimandato con una fetta di parentela con cui ci si rivede sempre molto volentieri!