La Liguria è una terra un po' contraddittoria, con queste montagne che si tuffano senza pensarci troppo nel mare, le villette chic abbarbicate sui pendii da un lato, i carruggi stretti stretti e un po' malfamati dall'altro.
La Liguria è una terra con cui, tutto sommato, ho un certo feeling.
La associo, da quando sono bambina, a parenti che vedo poco, ma a cui mi sento molto legata. E poi insomma.. c'è Faber, nato e cresciuto in quel di Genova, sempre presente nella mia vita come sottofondo musicale, da 25 anni.
Da Santa Margherita mancavo dalla bellezza di 12 anni. Era il 2000, stavo finendo le medie, avrei iniziato a seguire il calcio solo quell'estate, la Rover era nuova di fabbrica...insomma, mezza vita fa! Ricordavo poco e niente, giusto l'incredibile concentrazione di sardi che vi abitano o ci sono passati negli ultimi decenni.
Santa Margherita Ligure è la sorellina di Portofino, meno famosa, ma altrettanto ben tenuta. Casettine colorate in mezzo a molto verde, porto pieno di barche a vela, stradine che si arrotolano su se stesse e si arrampicano per le salite tipiche. In cima ad una di esse, Villa Durazzo, circondata da uno splendido e verdissimo parco strapieno di draghetti. Draghi? Ebbene sì, tanto per sottolineare qualche altro aspetto simpatico della Liguria, ho scoperto che il suo patrono (e patrono di Genova) è San Giorgio...proprio quel San Giorgio del drago...quello che poi, guarda caso, è patrono dell'Inghilterra.
Se da Santa costeggi il porto e scendi verso sud, ti ritrovi sulla strada costiera che riserva un bel po' di panorami mozzafiato: il mare blu, verde e azzurro (che a novembre, con il cielo grigio, ha un suo fascino particolare) che si schianta sulle scogliere da un lato, villette coperte di edera rossa, immerse nei boschi dall'altro. Seguendo il serpeggiamento della costa, si arriva a Paraggi, quattro case in croce e una spiaggetta niente male, che d'estate deve essere un piccolo paradiso. Da là parte una passeggiata pedonale che si arrampica sul lato del promontorio e ti fa camminare su un sentiero che sembra uscito dalle favole: un percorso in pietra, con le lanterne genovesi che ti guidano, in mezzo al bosco, con il mare decisamente più in basso. Punto conclusivo, dopo un chilometro e mezzo è Portofino: io non ho una grande simpatia per questi posti così chic (sarà l'animo tirchio, piuttosto genovese anche quello), però devo dire Portofino è un gioiellino: dalla piazza principale, al castello Brown, fino al faro, tutto è tenuto divinamente...niente da dire, si sanno vendere!
L'unica cosa che ti fa ricordare che sì, sei ancora in Italia, è la corriera per tornare a Santa: probabilmente invidiosi degli autobus romani, hanno pensato bene di farne passare una all'ora, di modo che nei giorni festivi il bus è così pieno che non hai nemmeno bisogno di reggerti, nonostante le numerose curve...tanto lo spazio per cadere non c'è!
Ultima tappa (obbligata) del mio ritorno nel nord Italia, è stata proprio Genova. La Superba è una bella città, ma può piacere e può non piacere. Il centro, che circonda via Garibaldi, è patrimonio dell'UNESCO: i palazzi sono eleganti, ma austeri e anche le vie principali, per tenersi bilanciate con i carruggi, non si allargano troppo e restano abbastanza buie.
"Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi" si snodano le viuzze della zona adiacente al porto, il quartiere malfamato di Genova. Regina tra quelle stradine, è la celeberrima Via del Campo: ormai è diventata anch'essa, in un certo modo, un'attrazione turistica e questo l'ha resa percorribile e decisamente meno pericolosa. Più o meno a metà c'è una bella targa commemorativa dedicata a Faber e al verso più bello della sua canzone: "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior". L'aria che si respira in quella zona, "carica di sale, gonfia di odori", sa proprio di De André: ti sembra di sentire la sua voce calda che canta la Città Vecchia.
Ad un certo punto, venendo da Principe, puoi prendere un carruggio qualsiasi sulla destra e trovarti al porto antico: in realtà, di antico ormai ha ben poco, visto che è occupato da tutte le strutture più o meno futuristiche che orbitano intorno all'Acquario. Ecco...l'Acquario: un altro di quegli sfizi che mi volevo togliere da parecchi anni, anch'esso colpito da una specie di maledizione che mi faceva puntualmente saltare qualsiasi intenzione di visitarlo. Che dire? Mai andarci durante il weekend o le festività o i ponti! Ho fatto qualcosa come un'ora e mezza di fila (attraversava tutto il porto antico!) e ho dovuto sopportare frotte di marmocchietti urlanti con genitori maleducati... in ogni caso, meritava la pazienza spesa, anche solo per vedere i lamantini che sono animali meravigliosamente paciosi di cui quasi ignoravo l'esistenza fino a qualche tempo fa.
Insomma il bilancio di questo piccolo viaggio di quattro giorni nel nord ovest del bel paese è decisamente positivo: terra più bella di quanto avessi immaginato e cibo buono, hanno condito l'incontro troppo a lungo rimandato con una fetta di parentela con cui ci si rivede sempre molto volentieri!
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