martedì 31 dicembre 2013

2013, duemilacredici

Ancora una manciata di ore e saluterò l'anno che, finora, si è dimostrato il più incisivo nella mia vita.
Era iniziato con una fortissima voglia di cambiamento, con l'idea Londra, con il "ciao a tutti, io me ne vado".
Indubbiamente il cambiamento c'è stato, non quello previsto, dato che la vita ha preso,  per conto suo, vie traverse, ma ugualmente significativo.

Tralasciando per un momento la ticklist completa del 2013, posso dire che:

1. ho trovato una persona speciale
2. sono uscita di casa
3. sono uscita di casa per andare a vivere con la suddetta persona speciale

Not bad :P ! Troppo veloce? Ma bisogna cogliere l'attimo! Che senso ha aspettare se la mano in tavola è ottima? Si deve vivere, questo è quanto (vedi riflessioni sulle tempistiche giuste e sbagliate, fatte a inizio anno e tuttora sensate, IMHO).

In ogni caso, una bella virata, non c'è che dire. Ergo, quale che sia il futuro, come faccio a non amare quest'anno che sta finendo?

Che sia stato tutto rose e fiori? No.
I rapporti umani sono molteplici e quest'anno ha portato virate anche in altri settori: ci sono amicizie che sento consolidate, dato che con alcune persone ci siamo riallineate su ritmi e impegni e ognuno sa che l'altro ora ha una routine che concede pochi momenti, meno occasioni di cazzeggio. Quelle occasioni però diventano molto belle e sentite :) !
Ci sono altri rapporti, invece, che, come può fare un treno lanciato in corsa ad una velocità folle, sono deragliati e si sono sfracellati contro una parete di roccia. Non mi viene in mente un paragone migliore per ciò che è accaduto.
Le amicizie, per durare a lungo, devono sopportare i cambiamenti. E perché ciò accada, ci vogliono compromessi, si deve scendere a patti con il proprio orgoglio, con il proprio carattere. E bisogna scendere a patti in due, altrimenti non funziona comunque a lungo.
Ho fatto le mie cazzate, ma credo di aver pagato anche per le cazzate altrui.
Chiudo il capitolo con la considerazione che mi ha fatto mio padre tempo fa e che, riflettendoci, è orribilmente valida: non è vero che un amico si vede solo nel momento del bisogno. Un amico si vede ANCHE nel momento del successo. Perché per un carattere forte ed egocentrico, avere qualcuno che piange sulla proprio spalla, è, in un certo qual modo, un motivo di forza. Ma avere qualcuno alla pari, che tiene a te, ma NON ha bisogno di te, che ha avuto i suoi successi...può essere meno facile da digerire e gestire.
Da tenere a mente per il 2014, perché è un discorso valido anche per la sottoscritta e su cui si può e si deve lavorare.

In ultimo, un paio di parole sul lavoro: lentamente e faticosamente è iniziato il processo di digestione del mondo "ufficio". Un dramma. Una fatica indicibile adattare il proprio carattere a quel tipo di mondo, all'ingoiare rospi e a non dare per scontato nemmeno un mezzo grazie. Ci vorrà ancora del tempo: intanto il risultato più tangibile è che, la mia poca voglia di farmi mettere i piedi in testa, si sta palesando al mondo. Come mi ha detto lo stupefatto parrucchiere che ieri si è beccato la mia ribellione sulla lunghezza del taglio (taglia sempre troppo, accidenti a lui...e i capelli sono i miei, fino a prova contraria è_é)..."Ma tu non eri la ragazzetta sempre silenziosa e tranquilla che non si lamentava mai?" ... già, ERO. O meglio, provavo ad esserlo, seguendo la metà dolce del mio carattere. Non ne vale la pena in molte circostanze :) .

In conclusione, saluto il 2013 soddisfatta e guardo al 2014 pensando a come riassestare un po' di equilibri, a come diventare più brava a gestire tempo ed energie...e a come avere sempre un po' di risparmiucci per viaggi e concerti XD (le premesse, da questo punto di vista, sono niente male :D !)!

Ancora una volta...
AUGURO A TUTTI CHE IL 2014 SIA UN ANNO PIENO E RICCO DI ESPERIENZE!!

Full&fool!

TICKLIST 2013

  • ✓ Imparare a far ripartire una macchina con i cavi
  • ✓ Farmi il passaporto
  • ✓ Scendere con uno slittino (che infanzia triste che ho avuto)
  • ✓ Un bacio sotto la pioggia battente..
  • ✓ Dare le dimissioni...
  • ✓ ... e ritirarle!
  • ✓ Liberarsi definitivamente da un problema :]
  • ✓ Imparare a far ripartire una macchina a spinta
  • ✓ Confermare il detto MAI dire MAI
  • ✓ Entrare in uno stadio inglese
  • ✓ Vedere un concerto a Londra
  • ✓ Vedere le lucciole
  • ✓ Iniziare a vedere Scrubs
  • ✓ Visitare l'Olanda
  • ✓ Entrare in una serra delle farfalle
  • ✓ Andare a vivere per conto mio
  • ✓ Andare a CONvivere
  • ✓ Leggere Anna Karenina
  • ✓ Imparare a travasare le piante :P
  • ✓ Leggere Il Signore degli Anelli in lingua
  • ✓  Sfatare il pregiudizio su South Park XD

sabato 20 luglio 2013

Misantropia

Avevo una buona motivazione per restare. Ed è tuttora valida e forte.
Avevo molte buone motivazioni per partire. E sono tuttora valide e forti.

Rimpianti? Nessuno, la prima motivazione pesa abbastanza sul suo piatto della bilancia, per compensare alle altre.
Tuttavia non posso nascondere che l'Alice che voleva andarsene da qui, aveva delle ottime ragioni ed era stata lungimirante: non sarei mai rimasta per fare un piacere a chi era qui. E questi mesi mi hanno confermato quanto questa ferrea convinzione fosse giusta e fondata. Se fossi rimasta per tutti coloro che mi hanno detto almeno una volta "non partire, mi mancheresti", adesso starei piangendo lacrime amare di rimpianto.

La mia misantropia prospera in queste settimane e colpisce conoscenti e sconosciuti, indistintamente.
Per questa motivazione, sarebbe stato saggio allontanarsi.
Curioso invece, l'essere rimasta proprio per una persona.

Io sono una bestiolina asociale.

domenica 2 giugno 2013

London (Re)calling

Il volo delle 10.05 (ora italiana), partito da Ciampino 40 minuti dopo il dovuto, atterra a London Stansted alle 12.15 (ora inglese), con solo una ventina di minuti di ritardo, infine. Tira un vento non indifferente: a Londra, fine maggio non vuol dire "quasi estate"...vuol dire "sciarpa e cappotto", almeno per noi italiani.

Ci ho messo 10 anni per andare a Londra per la prima volta. Ci ho messo meno di 10 mesi per tornarci.
Non ero mai tornata in una città estera, fatta salva Francoforte, in cui, però, ho parenti e altre motivazioni per andarci. Hai la strana sensazione di sentirti a casa, in un posto ben lontano da casa tua. Mi è bastato il primo viaggio in Tube per orientarmi di nuovo e riprendere le misure alla ragnatela sotterranea che è l'underground londinese.

A Londra, le banchine della metro non indicano le direzioni come in Italia: niente Battistini o Rebibbia (o meglio...Epping o Richmond)...le banchine si chiamano ovunque Northbound, Southbound, Eastbound e Westbound. In questo modo, se te lo ricordi e hai una cartina a portata di mano, sai sempre quale sarà la tua banchina: devi solo capire se vai a nord, a sud, a est o a ovest.

Niente frenesia, niente corse pazze per Oxford per vedere  TUTTO. Questa volta si è camminato, e tanto, ma con lo spirito della passeggiata. E Londra, con il sole (ebbene sì...SOLE) è meravigliosa per passeggiare, con i suoi parchi e giardini ad ogni corner, le casettine a schiera, tutto quel rosso in giro.
Prendendo le cose con calma, mi sono resa conto di tutti i dettagli che avevo perso alla prima visita, a cominciare dalla strana fontana, formata da due grossi triangoli inclinati che danno l'impressione di lasciare due immobili lastre d'acqua sospese nel nulla di Green Park, proprio di fronte alla dimora della regina. Mi è stato detto che è un regalo che arriva dal Canada, e così si spiegano le foglie d'acero incise sul fondo della fontana.
E come non citare la statua all'inizio del ponte (lato Westminster) che collega Big Ben e London Eye: alzo gli occhi e mi trovo una regina guerriera che una coppia di cavalli. L'incisione sottostante recita:

Boudicca, queen of the Iceni,
who died A.D. 61

after leading her people

against the roman invader.


Proprio quella Boudicca, di cui parla Tacito nei suoi Annales e a cui tanto mi ero appassionata anni fa...e l'anno scorso, pur essendoci passata davanti infinite volte non l'avevo vista!

Evento principe (ma anche re) di questa seconda trasferta londinese, è stato il mio primo concerto fuori dai confini italiani. Volevo assolutamente vedere un gig a Londra, patria del rock, ed ecco i Muse all'Emirates Stadium, casa dei Gunners dell'Arsenal. La voce di Matt Bellamy infesta pesantemente le mie orecchie ormai da mesi e mesi (non mi sono mai più ripresa dal concerto di novembre) e le sue canzoni si legano sempre più alle mie vicende. Quale migliore occasione per coronare un sogno?

Ed eccoci in fila, con l'ottima compagna di viaggio, Antonella, per ritirare i nostri biglietti (prato, ovviamente) al botteghino e metterci in coda al gate H. Momenti di panico quando spunta una borsa sospetta dietro un cartellone pubblicitario e un poliziotto chiede se è di qualcuno di noi, la fa annusare ad un cane e ci mette svariati minuti prima di decidersi ad aprirla. Saltare in aria a Londra non sarebbe stato l'ideale...


Considerazioni sul pubblico londinese...Prima cosa da sapere è che loro, al contrario di noi maniaci italiani, non si appostano dal primo mattino davanti alle cancellate per guadagnarsi la prima fila: arrivano con tutta rilassatezza e ordine del mondo. Cosicché, noi povere sfigate che il biglietto dovevamo ritirarlo, siamo riuscite, pur mettendoci in fila solo un'oretta prima dell'apertura dei cancelli, a guadagnare un'onesta quarta fila.
Altra cosa curiosa, è il melting pot di pubblico che si trova nei concerti inglesi: si andava dall'ovvio ragazzetto con capigliatura discutibile e fischio potentissimo, alla molto meno ovvia signora sessantenne, vestita bene, con i capelli cotonati e irritante parlata francese. Per mia fortuna, la suddetta signora ha scelto andarsene in seconda fila con l'aiuto della figlia e alla faccia di chi le stava davanti...non l'avrei tollerata per tutto il concerto con il suo  voluminoso posteriore sempre in movimento a dare botte da una parte e dall'altra. In prima fila avevamo invece, un'altra signora sui 50-55, molto più rock: lei si è guadagnata tutta la mia stima, era più fomentata di molti giovani.
Ultima considerazione sul pubblico...noi italiani siamo più caldi,c'è poco da fare. Lì non tutti sono esaltati: chi lo è, lo è per bene, ma molti sono fermi, statici, non abbastanza invasati.

In compenso la band ha dato il meglio di sè, giocando in casa: un concertone di 2 ore e 10 filate, niente pause, almeno 25 pezzi, di cui alcuni erano vere chicche.
SPOILER SPOILER SPOILER (per chi li vedrà a Roma a luglio)
Fantastica la lampadina gigante che ha volteggiato sulle nostre teste durante Blackout, con tanto di equilibrista appesa, che si dondolava sul pubblico. Fantastiche anche le ciminiere sputa-fuoco che, è il caso di dirlo, riscaldavano l'ambiente.
Ma il momento che davvero mi ha riscaldato il cuore, è stata l'esecuzione di Unintended, decisamente inaspettata, non sperata. Matt e Chris sulla pedana al centro del pubblico, la gente che seguiva il testo, un'atmosfera da brividi. E Unintended è stata LA canzone regina dei miei ultimi quattro mesi...
FINE SPOILER

Il concerto si chiude su Starlight...e io a forza di salti, spinte e pogo, lo chiudo in seconda fila. Mi resta il rammarico di aver sfiorato per la seconda volta la mano di Matt, passatomi a mezzo metro di distanza, mentre io ero intenta a schiaffeggiare una signora in prima fila pur di arrivare a lui... ma l'esperienza è stata così bella, da rendere il dettaglio non rilevante (e fondamentalmente, c'è Roma come ultima chance e lì gioco in casa!)

La mattina dopo, nonostante il disgusto per la sola idea delle uova, della pancetta e delle salsicce a colazione, lo stomaco è felice di cibarsi..lo stato di devastazione dopo un concerto è tremendo...e l'idea di camminare tutto il giorno, distrugge ancora di più.

Anche stavolta, giro per la City di lunedì...ma è Bank Holiday, così ci sono solo molti turisti, e nessun businnessman inglese in giacca e cravatta che cammina frenetico.

Vista con il sole, la CIty mi ha lasciato un ricordo molto meno grigio rispetto all'anno scorso: anche la sponda del Tamigi con il City Hall, nonostante le sue strutture futuristiche, acquista fascino.

La giornata turistica la concludiamo con un giro sulla London Eye: l'estate scorsa l'avevo evitata per mancanza di tempo e soldi (costa quasi 20 pounds)...e anche perché non sono fanatica delle ruote panoramiche!

Devo dire, tuttavia, che questa merita: è gigantesca, le cabine possono ospitare tranquillamente una ventina di persone e il giro non dura meno di 20 minuti. L'House of Parliament dall'alto (al tramonto per giunta), è davvero mozzafiato e merita, di per sè, il costo del biglietto.

L'ultimo giorno, Londra decide di rimettersi la sua veste uggiosa: sarà che sono finite le vacanze e gli eventi (tra concerti e finale di Champions, il weekend è stato bello pieno), ma la città ridiventa seria e...bagnata!

La passeggiata ad Hyde Park ce la facciamo sotto l'acqua: le foto al laghetto sono una mezza impresa, ma l'atmosfera che se ne ricava è notevole. Io, con il mio ombrellino rosso, resto in tinta con questa città, grigia, rossa e verde.

Tornare rammarica sempre un po'... anche se, stavolta, il ritorno assume un altro colore: Londra è bella, a Londra si vivrebbe bene, probabilmente, a Londra tornerò ancora e ancora e ancora. In questo momento, tuttavia, il mio posto è ancora a Roma.

sabato 23 marzo 2013

Tempistiche, parte 3

Oh oh, guarda il calendario.
Domani è 24: secondo la versione iniziale del mio splendido, geniale, folle piano, proprio domani sarei partita. In un universo parallelo forse c'è un'Alice che sta preparando un'enorme valigiona, pronta a salire su un aereo e, forse, cambiare vita.

In questo universo, Alice ha virato ancora, cambiato rotta, non proprio un dietrofront, ma un assecondare il destino che ti ha proposto qualcosa. Fatto lo sforzo di trovare la faccia da culo per dire "Me ne vado", ne ho fatto uno doppio per smentirmi con un "Resto".

Ho scelto una crescita di tipo diverso, di rischiare in un altro modo, un po' più pericoloso in un certo senso: ho lasciato al banco dei pegni il mio sogno. Ora è lì, Londra è lì, in attesa...e io sono qui, dove dovevo essere, tutto sommato.

domenica 10 febbraio 2013

Tempistiche, parte 2

Resti ferma sotto la pioggia battente, in teoria dovresti cercare le chiavi della macchina, in pratica ti sei persa in un mondo di pensieri.

Perché il destino è così infame? Se uno scrittore avesse buttato giù una trama alternativa, non sarebbe riuscito a renderla più complessa. Si parlava di tempistiche giusto un mesetto fa, sulla gente che fugge, su chi si accorge tardi di cosa ha perso, su chi non può riportare indietro il passato. Il destino ha evidentemente letto il mio post e ha deciso di tirarmi un colpo basso. 
Che succederebbe se incontrassi una persona non proprio banale e avessi solo due mesi scarsi da passarci insieme?
Avrebbe senso intraprendere una strada che finirebbe, secondo buon senso, contro un muro?
E questo muro poi...c'è davvero? E quanto è difficile, nel caso, buttarlo giù?
E se la svolta che tanto avevo atteso, tanto avevo voluto, e che ho concretizzato solo due settimane fa... non fosse quella che pensavo? 

Sotto la pioggia, mi sono detta di vivere. La probabilità di farsi male è così consistente da essere quasi una certezza, c'è una percentuale di rischio assurdamente alta...ma non posso evitare di vivere, proprio no. Non in questo caso, non con queste premesse, non cercate, ma trovate. Di quello che accadrà, mi preoccuperò al momento giusto e magari per allora, la soluzione sarà chiara. Ora vivo quello che, di fatto, è un suicidio.

venerdì 4 gennaio 2013

Tempistiche

Un'amica, una cara amica, oggi mi ha portata a rispolverare qualche vecchio pensiero, tra cui alcuni sul tempismo (o il mancato tempismo) con cui accadono determinate cose nella vita.

Il discorso è un classico: persona giusta al momento giusto? Persona giusta al momento sbagliato? Persona sbagliata al momento sbagliato?

Ammettiamo, come assioma momentaneo, che esista una "persona giusta" (cosa su cui conservo forti dubbi, ma per l'economia di questo discorso è meglio prendere questo concetto come ipotesi e non indagare oltre).

Il punto è che alcune volte sembra che la persona sia giusta e, se poi le cose non vanno come dovrebbero, la colpa viene imputata al momento, al tempismo con cui si svolgono gli eventi. E quindi la persona giusta è caduta in un momento sbagliato. Partono allora i "e se ci fossimo incontrati in un altro momento?" ...o, ancora più pericolosi i "e se ci incontrassimo in futuro in un momento giusto?", con cui si dà attese indefinite di questo famoso "momento giusto".

Andando a memoria, penso di essere caduta in questi pensieri almeno un paio di volte: a caldo ho pensato di aver incontrato la persona giusta in un momento totalmente sbagliato. Quindi se poi, in un momento più giusto, avessi incontrato di nuovo la stessa giusta persona, magari le cose sarebbero potute andare diversamente...

Solo che poi, paradossalmente può capitare che quando arriva quello che l'altro potrebbe reputare il momento giusto, questo non è più così giusto per te.
Ma allora...era proprio il momento ad essere sbagliato o, forse, era tutta la persona a non essere così giusta come poteva sembrare? Se una persona è così giusta perché dovrebbe capitare nel momento sbagliato? Allora è giusta solo a metà, o ad un terzo, o ad un quarto...esistono le "frazioni di giustezza"?

In definitiva, guardandomi indietro, a mente fredda, adesso come adesso potrei dire che quelle persone avevano alcune carte per essere "giusti", ma anche diverse altre per non esserlo. E ad essere sbagliato non era solo il momento. Se la persona è giusta (sempre ammettendo che esista come entità), tutto sommato il momento può andare anche al diavolo.

Probabilmente è un discorso semplicistico e, altrettanto probabilmente verrò smentita. Ma di una cosa sono certa, avendola imparata ultimamente, anche pagandola abbastanza cara: tocca vivere nel presente, che il momento sia giusto o sbagliato, che ad aspettare i "momenti giusti" si invecchia e basta.