Se la vostra strada vi porterà a visitare la Scozia (e io ve lo auguro),
affittate la macchina. Non fatevi spaventare dalla guida a sinistra, dalle
strade sperdute e dal luogo sconosciuto: non c’è modo migliore di visitarla!
Costicchia, ma sicuramente non più che doversi spostare con i mezzi, e in ogni
caso, ci sono luoghi che non raggiungerete in treno o in autobus. Ma
soprattutto, scegliendo il mezzo proprio, godrete della bellissima esperienza
di guidare in mezzo alle Highlands. Se pioverà, avrete sempre un tetto sopra la
testa dove attendere. Se non vorrete alzarvi presto, non sarete costretti a farlo per non perdere qualche coincidenza.
Non dovrete stare a contatto non nessun altro che non sia uno dei vostri
compagni di viaggio. E, soprattutto, se vedrete qualcosa di davvero
eccezionale, non dovrete far altro che accostare (a sinistra) in una delle
numerose piazzole, e contemplare il magnifico.
***
È la pioggia che ci sveglia il 17 di agosto: il tempo è tremendo, fuori
dalle finestre della nostra amena stanzetta, c’è il nubifragio. Cercando di
mantenere uno spirito positivo, ci avviamo verso la sala della colazione,
ovvero un grazioso salottino con ampie vetrate che danno sul lago e sulla
vegetazione circostante. O meglio, darebbero sul lago se non fosse per la
pioggia battente che rende tutto molto sfocato.
Ci accomodiamo e la signora Christine ci serve la nostra prima colazione
scozzese: la mia, non vegetariana, comprende toast, pomodori, uova strapazzate,
pancetta e salsiccia! Il tutto annaffiato con ottimo thè.
Mentre mangiamo
(assolutamente di gusto), ci mettiamo a osservare la danza che gli uccellini
stanno sostenendo nel cortiletto esterno: la signora ci spiega che se la
mattina non si sbriga a lasciar loro le briciole di pane, se li ritrova in
cucina che chiedono la loro colazione! Un uccellino più grande e prepotente
scende spesso a cacciare i passerotti che si avventurano a raccogliere le
molliche: ogni volta che loro atterrano, lui si fionda a cacciarli e, non appena
lui vola via, loro tornano. E va avanti così fin quando il pane non finisce.
La signora Christine, pensando di rincuorarci, ci dice che il maltempo si
sposterà a sud durante il giorno… peccato che anche noi intendiamo spostarci a
sud! Rifocillati e rassegnati a dover sopportare una giornata umida, saldiamo
il conto, salutiamo la simpatica signora e ci avviamo di nuovo sulla A87.
Dovendo ripassare per il Kintail,
stavolta siamo decisi a fermarci a scattare qualche foto: così approfittiamo di
un momento di tregua dalla pioggia e, non appena siamo di nuovo circondati
dalle Five Sisters, accostiamo, chiudiamo la macchina e ci avventuriamo sulle
pendici delle colline. Come al solito, c’è acqua ovunque: la vegetazione, tutta
abbastanza bassa, è rigogliosa e prevalentemente costituita da felci e dai
fiorellini violetti che popolano la Scozia. Torrentelli scendono ai nostri
piedi. Un po’ più in alto c’è una macchia di alberi sempreverdi e, ancora poco
più in alto, le nuvole. Ok, che dire delle nuvole scozzesi? Che volano
estremamente basse e spesso hai la sensazione che in realtà ti trovi tu stesso
dentro una nuvola.



La pioggia ricomincia, così corriamo in macchina e ripartiamo. Ma non passa
molto, che troviamo qualche altro scorcio da fotografare: il Loch Cluanie, con
la nebbia della pioggia, altri torrenti che scendono dalle colline e,
abbandonata la A87 in favore della A82, anche una bella zona boscosa che si
estende sotto di noi.
Dato che la strada è ancora lunga e le soste continuano ad essere
frequenti, dichiaro di non volermi più fermare a meno che non ci troviamo di
fronte a qualcosa di davvero eccezionale e irripetibile. Passa al massimo una
decina di minuti, e, senza preavviso, l’eccezionale arriva.
Siamo su un tratto di strada abbastanza in alto, sulla destra una vallata
scende fino al lago sottostante. Piove ancora, ma nel frattempo il sole inizia
a far capolino. E proprio grazie a questo gioco di luce, ci troviamo
improvvisamente dentro un arcobaleno! In realtà è sulla nostra destra, proprio
sopra alla valle, ma dà l’impressione di essere così vicino da poterlo toccare.
Cedo e, appena ne ho l’occasione, mi butto sulla sinistra: mai, mai e poi mai
avevo visto un arcobaleno tanto nitido e tanto in basso. E soprattutto, mai
l’avevo visto per intero! L’arco attraversa tutta la valle e si ha
l’impressione di vedere sia dove inizia che dove finisce.
Restiamo in stupefatta contemplazione per parecchi minuti, continuando a
scattare foto compulsivamente, ben sapendo che non c’è foto che possa rendere
giustizia ad un tale spettacolo.
Ci decidiamo a ripartire solo quando l’arcobaleno inizia a farsi meno
definitivo: abbiamo quasi le lacrime agli occhi dalle emozioni che la Scozia ci
sta regalando! E ancora non siamo giunti alla nostra meta del giorno: si tratta
della valle di Glen Coe, che è considerata la più bella e suggestiva di Scozia.
L’idea è di fare un po’ di trekking e seguire il percorso fino alla Lost Valley
nascosta dietro le Three Sisters di Glen Coe. Il posto potrebbe essere
infestato dai fantasmi del clan dei McDonald, che vennero trucidati nel 1692,
dai membri del clan dei Campbell, su ordine del nuovo re di Inghilterra e
Scozia, con la scusa di essere arrivati tre giorni in ritardo al giuramento di
fedeltà.
Prima di raggiungere la valle, ci fermiamo nel limitrofe villaggio di
Glencoe (360 anime) per rimpinguare la nostra scorta di birra e babybel nello
shop locale: la pioggia non smette … si attenua, ma non smette.
Un’altra cosa che avevo letto a proposito di Glen Coe è che la valle, con
il sole è un luogo ameno e spettacolare, mentre con la pioggia diventa quasi
spettrale (tanto per dar adito alle voci sui fantasmi … ). Ecco, possiamo
assolutamente dire che è vero, almeno per quanto riguarda la considerazione
sulle giornate di pioggia!
Glen Coe è un luogo meraviglioso e non fatico a capire perché venga
considerata la valle più bella di Scozia: le Three Sisters sono maestose,
svettano rocciose su tutto il verde circostante e invogliano assolutamente al
trekking. Se però alle Sorelle metti un cappello di nuvole e trasformi il verde
scintillante in una tonalità più cupa, le Three Sisters possono trasformarsi
nelle Sorelle Fatali di Macbeth!
Fatichiamo a trovare l’inizio del percorso per la Lost Valley: alla fine
decidiamo di fermarci all’ultima piazzola da cui partono i sentieri perché
sembra essercene uno che conduce direttamente aldilà delle montagne, ma non
siamo sicuri. Prima di avviarci, pranziamo e aumentiamo il numero di strati:
alla fine avremo, dal più interno al più esterno, termica, maglietta a maniche
corte, pile, giacca anti-vento e pantaloni impermeabili. Cappellino e
cappuccio. E vi assicuro, ci vogliono proprio tutti!
Una volta messo piede fuori dall’auto, constatiamo che la pioggia si è
momentaneamente placata, così ci avventuriamo per il sentiero. Nel giro di
pochi metri, il parcheggio e la strada spariscono: incrociamo e superiamo altri
avventurieri e piano piano ci immergiamo nelle Highlands scozzesi. Il sentiero
è ben segnato, ma molto fangoso: spesso dobbiamo aggirare zone più paludose o
saltare piccoli ruscelletti: la civiltà diventa sempre più lontana.
Arriviamo ad un bivio: la via sulla destra prosegue dritta, verso l’infinito,
quella sulla sinistra inizia a salire, non si intuisce bene verso dove. Siamo
incerti: io penso che la Lost Valley dovrebbe essere dritti in fondo, dato che
dovremmo superare o aggirare le Three Sisters, il mio ragazzo insiste dicendo
che probabilmente la strada a sinistra sale solo un po’, e poi si ricongiunge
all’altra.
Alla fine scopriremo che avevamo torto entrambi e che la strada per la Lost
Valley partiva da tutt’altro parcheggio. Sul momento, scegliamo la via a
sinistra, dato che ci piace proprio faticare e salire in cima.
Indipendentemente dal fatto di non aver trovato la Lost Valley (buona scusa
per tornare in Scozia), l’escursione che segue è una delle più assurde e
intense che ho fatto: il sentiero non è difficile, ha qualcosa di druidico, ci
impone una scala di massi, comoda, ma faticosa. Ai lati, abbiamo quella
vegetazione che vedevamo da lontano: tante erbe e felci e alcuni di quei fiori
violetti che sono ovunque nelle Highlands. Continuiamo a saltare ruscelletti o
a trovarceli accanto e piano piano ci raggiungono le nuvole: saliamo e ci
rendiamo conto di quanto loro siano basse. L’atmosfera è assolutamente spettrale:
grigia e verde, silenziosa se non per il vento, nella valle sottostante non sembra
esserci la presenza umana.

Ogni tanto ricomincia a piovere, così ci tiriamo su il cappuccio e, da
bravi aspiranti scozzesi, non proviamo nemmeno
tirare fuori l’ombrello. Dopo un po’, diventa evidente che non ci
ricongiungeremo all’altro sentiero, ma piuttosto che il nostro salirà
tenacemente verso la cima che avevamo inizialmente sulla sinistra. Abbandonata
ormai l’idea della Lost Valley, perseguiamo il nuovo obiettivo, anche se il
clima non sembra promettente. La scalata non è eccessivamente impegnativa,
anche se ogni tanto mi ritrovo con il fiatone, ma risulta più lunga del
previsto: come spesso succede in montagna, la vetta sembra essere sempre lì a
portata di mano, ma in realtà come fai un passo, lei si sposta e diventa ancora
irraggiungibile.
Ad un certo punto, tutto cambia: arriviamo in alto, in un punto che pare
essere il cavallo tra due cime: è un tratto pianeggiante e molto umido, ma la
cosa davvero preoccupante, è il vento che ci passa. L’aria evidentemente, si
incanala in quell’unico tratto, per evitare le due vette, e il risultato è un
vento improvviso che quasi ci butta per terra. Come se non bastasse, nel giro
di pochi minuti, le nuvole ci raggiungono, e inizia a piovere: il problema è
che, quelle stesse goccioline che prima ci sarebbero scivolate senza danni sui
cappucci, adesso ci vengono sbattute violentemente in faccia, ed è come si ci
stessero tirando dei sassolini addosso.
Continuiamo a seguire faticosamente il sentiero e, ogni tanto ci ripariamo dietro
ai massi più grandi, che fanno un po’ da scudo. L’avanzata però, è lenta e le
energie se ne vanno in fretta: chiedo al mio ragazzo se la mia faccia è ancora
tutta intera, dato che mi sembra che mi abbiano schiaffeggiata.
Arrivati proprio ai piedi della vetta, demordiamo: con il vento che soffia,
fatichiamo a tenerci in piedi, e sopra sembra essere ancora peggio, a giudicare
dalla velocità con cui le nuvole sfiorano
la cima. Il buon senso ha la meglio e facciamo dietrofront; arrivati di nuovo
al pezzo pianeggiante, ci facciamo prendere da 30 secondi di panico: il
sentiero pare essere sparito e con quel vento non riusciamo a ritrovarlo … nel
giro di poco, comunque, riprendiamo la strada e saltelliamo giù, al riparo,
come stambecchi. La discesa è molto umida (dato che ha ripreso a piovere), ma,
al riparo dal vento, sembra estremamente agevole.
Non so quanto abbiamo impiegato a salire e poi riscendere: è stata un’escursione
talmente fuori dal mondo, che abbiamo perso la cognizione del tempo. Arrivati
di nuovo alla macchina, ci togliamo qualche strato e accendiamo l’aria calda
per cercare di toglierci un po’ di umidità di dosso. Quando mi sembra di risentire
gambe e piedi, metto in moto e torno indietro fino alle Three Sisters: voglio
immortalarle ancora una volta, per avere un’ampia di scelta di foto da
selezionare tra i ricordi.

Soddisfatta la vena fotografica, ci avviamo verso la
nostra ultima meta di giornata, il B&B Craigbank Guesthouse, a Crianlarich,
a nordo di loch Lomond. Durante il percorso, troviamo finalmente la vera
brughiera scosseze: abbiamo appena lasciato Glen Coe, che il paesaggio si
trasforma, diventa quasi pianeggiante per diversi chilometri, con la bruma che
si stende sopra i prati verdi e gialli. Siloutte di alberi secchi e spogli si
confondono nella nebbia, e, ancora una volta, ci aspettiamo davvero di vender
comparire qualche fantasma.

Dopo un caldo e confortevole viaggio di 45 minuti, giungiamo nella piccola
Crianlarich (350 anime) e al nostro riparo per la notte: ci accoglie il signor Charlie
Urquhart, tipo sui 65 circa, evidentemente NON madrelingua gaelico, dato
che il suo inglese è velocissimo e dall’accento incomprensibile. Dopo avermi
detto qualcosa appena entrati e aver ricevuto l’imbarazzante e imbarazzata
risposta di “What??”, Mr. Urquhart mi ripete quanto ha detto, ovvero che
pensava che arrivassimo verso le 8 di sera (invece sono le 17.30), come gli
avevo scritto in una mail: rispondo che non mi aspettavo una giornata così
umida, quindi abbiamo anticipato. Il signor Charlie è un simpaticone: nei
cinque minuti in cui ci presenta la stanza, ci rincoglionisce di chiacchiere,
ci chiede dell’Italia, fa commenti sul piercing e sulla dieta vegetariana del mio
ragazzo e infine ci consiglia il pub proprio di fronte al B&B. Poi ci
saluta, e ci lascia un po’ frastornati: la stanza, come mi aveva anche
anticipato via mail, è … “compatta”! Ovvero, piccolina, ma perfettamente
funzionale e accogliente: ordinata, pulita, con tutti i comfort che vanno da un
letto comodo, al bagno fornito di tutte le utilità, alla tv a schermo piatto. Ci
riposiamo poco, però, avendo fretta di scendere al pub di fronte, per
riprendere le energie con cibo e alcol.
Il pub Rod and Reel è veramente
carino: ovviamente in stile nordico, tutto in legno, ma molto ampio, con tanto
di biliardo all’entrata; lo staff è tutto giovane e simpatico e il menu soddisfacente.
Io assaggio il mince and tatties, ovvero una specie di spezzatino in bianco,
fatto con la carne macinata e accompagnato da purè di patate e piselli: tutto
annaffiato da birra rossa, ovviamente! Vista la giornata impegnativa, dopo la
portata principale ci smezziamo un dolce che sembra una specie di strudel,
condito con una crema leggera, ma appetitosa.


Infine, sfruttando la fortunata coincidenza di avere il letto a 2 minuti
dal tavolo, decidiamo finalmente di provare anche il whisky scozzese: ci
facciamo consigliare dal ragazzo al bancone che, a sua volta, si fa consigliare
dai vecchi scozzesi alcolisti là presenti. Alla fine convergiamo tutti sull’Isle
of Skye che, se non abbiamo capito male, sta sulla settantina di gradi … ok, il
whisky è un po’ forte per i nostri gusti, ma abituati i palati, ci godiamo
della sensazione di calduccio beato dato dall’alcol!
Rotoliamo più che soddisfatti nella nostra stanza, dove crolliamo nel giro
di poco, in un meritatissimo sonno.