giovedì 18 settembre 2014

Scotland Diary: Day 1

Scrivo questo post proprio nel giorno in cui gli scozzesi votano per decidere se diventare indipendenti o meno. Se fossi stata scozzese, sarei andata a votare probabilmente e, altrettanto probabilmente, avrei votato YES. Soprattutto perché credo di comprendere bene la faccenda dal punto di vista dell’orgoglio. Sono meno ferrata invece, su quel che riguarda il lato economico, ma, leggiucchiando in giro, mi sembra di capire che, da quel punto di vista il NO sarebbe la scelta più ragionevole. Non fatico a crederlo: il Regno Unito, nella sua interezza, è una nazione bene o male prospera, la sterlina è una moneta forte…la Scozia da sola, potrebbe farcela? Domani mattina si saprà qual è stata la scelta degli scozzesi (divisi a metà, secondo i sondaggi): quale che sia l’esito, auguro alla Scozia un futuro prospero e il più indipendente possibile.

***

Proprio in questa giornata così particolare, parlo di Edinburgh, la capitale scozzese.
La bella Edimburgo è una città che non arriva al mezzo milione di abitanti: noi l’abbiamo vista durante il mese dei Festival, quindi molto affollata, ma nel resto dell’anno suppongo sia una città meno frenetica, più ordinata…d’altronde è considerata una delle città più vivibili al mondo.
Edimburgo (Dùn Èideann in gaelico scozzese, dal celtico Dyn Eidyn, nel V secolo d. C. era una fortezza del popolo dei Gododdin e, pertanto, al contrario di molte città europee, non ha origini romane. Sorge sulla sponda sud del Firth of Forth, il fiordo scavato dal fiume Forth, da cui i Genesis hanno preso ispirazione per la loro Firth of Fifth. Il terreno è vulcanico e decisamente collinare: a parte le due gobbe che svettano sulle altre (la collina del Castello e l’Arthur’s Seat), la città è un sali-scendi continuo, in cui le viuzze invece di incrociarsi, passano una sotto l’altra e, per raggiungere una via perpendicolare a quella dove parti, devi salire le scale!

La mattina del 14 agosto, noi, invece di salire, abbiamo preso la via del nostro appartamentino nella direzione opposta e abbiamo scoperto ancora una volta, quanto il centro fosse vicino. La Cowgate andava quasi direttamente a sbucare sulla via del Greyfriars Kirkyard, il cimitero più importante di Edimburgo.
Ci siamo addentrati tra le tombe e, sarà stata l’aria mattutina leggermente nebbiosa, il verde del prato e degli alberi o, più probabilmente, le cornamuse che sono partite in sottofondo poco dopo il nostro ingresso, ma l’atmosfera del posto ci ha davvero colpiti. Abbiamo girato per il camposanto come se fossimo in un sogno o in un racconto. Infine abbiamo scoperto che il suono delle cornamuse arrivava dal college che sorge lì accanto: un gruppo di ragazzini stavano suonando nel cortile, probabilmente durante la loro lezione di musica!


Il Greyfriars Kirkyard è famoso per una vicenda triste e dolcissima allo stesso tempo: si tratta della storia del piccolo Bobby, uno Skye Terrier che ha vegliato per 14 anni sulla tomba del suo amato padrone, un poliziotto di Edimburgo morto di tubercolosi. Le tombe del cagnolino e del suo padrone ora sono vicine (anche se non proprio affiancate, nel caso le cercaste…quella del padrone l’abbiamo trovata perché un simpatico scozzese ce l’ha indicata nel suo simpatico incomprensibile accento) e poco fuori dal cimitero c’è una piccola statua di Bobby. Inutile dire che a me la storia ha fatto quasi venire le lacrime…


Visitato il Greyfriars, ci siamo incamminati verso il castello, per cui avevo già provveduto a prendere i biglietti online per evitare file. Camminare la mattina per le vie della Old Town di Edimburgo, con addirittura la compagnia di un pallido sole è qualcosa di talmente rilassante che riesce a rimetterti in pace con il mondo. Poi se trovi un gigantesco negozio di strumenti musicali quasi ai piedi del castello, puoi tranquillamente dichiarare amore eterno a questa città!
Fatta la piccola, ma doverosa deviazione nel suddetto negozio, saliamo una lunga scalinata fino alla Castle Esplanade, da cui si accede all’ingresso principale del castello. L’edificio più antico e fascinoso di Edimburgo è quello che, chiunque sia sufficientemente nerd deve definire come il Castello, con la C maiuscola e l’articolo determinativo davanti. Non ci sono se o ma, è il castello così come si immagina quando si pensa a una fortezza sotto assedio, con i bastioni pieni di arcieri.
Entriamo: la gente è molta, ma ancora sopportabile, salvo un gruppo di giapponesi che prende possesso di un tratto di mura e non si schioda, per cui siamo costretti a passare oltre. Optiamo per un approccio bottom-up: prima visitiamo tutto il pian terreno, poi saliamo. Come ogni cosa nel Regno Unito, anche il Castello di Edimburgo è tenuto divinamente: pulito, curato, con piante e fiori e panchine, ma anche ottime ricostruzioni. Ci colpiscono molto le prigioni, in cui hanno ricostruito uno scenario plausibile e anche piuttosto inquietante: ci sono addirittura delle porte massicce che erano, per l’appunto, le porte delle celle e sono coperte di segni e scritte, fatti in varie epoche dai prigionieri.



Ci aggiriamo per metà mattinata tra bastioni e mura e torri ed entrate che ricordano il Fosso di Helm. Troviamo persino un cimitero per i cani soldato …


Finita l’esplorazione anche dei più nascosti anfratti (che spero che i giapponesi abbiamo dimenticato), ci fermiamo su una panchina del piazzale interno e ci mangiamo i nostri panini con il philadelphia all’aglio (eh sì, quello èciò che abbiamo trovato al supermercato…).

Rifocillati, ci incamminiamo di nuovo perché io voglio andare a cercare l’Elephant Pub, il locale dove la signora Joanne Kathleen Rowling ha scritto i primi Harry Potter, quando ancora era una povera madre single, che andava a scrivere nei pub perché stava più calda che a casa. Il posto lo troviamo quasi per caso, visto che Google Maps lo segnalava più lontano di quanto fosse in realtà: non c’è dubbio che la pazienza che i gestori del locale hanno avuto con mamma Rowling in quegli anni, sia stata di gran lunga ripagata, dato che troviamo il locale strapieno… e non penso che c’entrasse l’orario!

Visto che la sosta al pub risulta impossibile, viriamo di nuovo verso casa, per riposare un po’ le gambe e prepararci per ciò che ci attende nel pomeriggio.
Ora…forse sarà una scelta discutibile, ma nel decidere cosa vedere in due giorni ad Edimburgo, ho optato per evitare i posti a pagamento (castello a parte, che da solo costa 16£) e mi sono concentrata sulla passeggiate. E ho scoperto che, oltre le passeggiate, Edimburgo offre anche piccole escursioni! Così, fedele al mio proposito, per il pomeriggio del 14, ho proposto di passeggiare fino alla fine del Royal Mile (la via principale di Edimburgo), passare davanti all’Holyrood Palace, residenza della regina, senza entrarci e virare verso L’Arthur’s Seat, al centro dell’Holyrood Park. E così è stato.

Il pomeriggio il tempo è stato meno clemente: la passeggiata sul Royal Mile è stata interrotta da numerose soste, volte ad aggiungere strati al nostro vestiario, fino ad arrivare all’ultimo strato, i pantaloni impermeabili, dato che la pioggia non accennava a smettere. Ma da aspiranti nordici che hanno affrontato da poco la prova delle Gole di Celano, non avremmo potuto dargliela vinta! Per cui, mascherati da omini della Michelin, ci siamo avventurati per il parco, e abbiamo iniziato la nostra salita dell’Arthur’s Seat.
In realtà, come abbiamo scoperto una ventina di minuti dopo, il vero Arthur’s Seat sta dietro ad un’altra collina, quella dove stavamo salendo noi… difatti il percorso che abbiamo seguito, ad un certo punto scende e poi si biforca: la via sulla sinistra si avventura di nuovo in salita, mentre quella sulla destra prosegue fino alla strada. Non scoraggiati da questa piccola, ma faticosa deviazione, prendiamo la via a sinistra, invogliati anche dal sole che ha rifatto capolino tra le nuvole. Sole che, combinato alla salita che si fa ripida, ci costringe a toglierci piano piano tutti quei pezzi che avevamo aggiunto sul Royal Mile.

Se vi venisse in mente di farvi la passeggiata sull’Arthur’s Seat durante il vostro soggiorno ad Edimburgo…munitevi di fiato e scarpe da trekking! Perché, se è vero il percorso è ben tenuto e composto quasi da scale fatte di massi, è vero pure che è piuttosto ripido e lungo (buoni 45 minuti di salita)… Poi arrivi quasi in cima, totalmente sfiatata, e ti supera uno scozzese che fa jogging (sì, sulla collina) in calzonicini, e ti senti una vecchia rammollita…
La vista dall’alto dei 250 metri dell’Arthur’s Seat è davvero stupenda: ammiri non solo tutta Edimburgo dall’alto (e il castello diventa un modellino da mettere in camera), ma un bel pezzo del territorio scozzese dei dintorni! 


L’unica pecca è l’affollamento di midges in cima: insopportabili moscerini succhiasangue che finiscono per seguirci anche in appartamento! Avvistiamo anche l’altra collina (più piccolina) che viene nominata dalle guide, Calton Hill, e decidiamo di visitarla l’indomani mattina.

La discesa è molto meno traumatica:  scopriamo che il lato est dell’Arthur’s Seat, ovvero quello ch si addentra nel parco, è molto meno ripido, e ci godiamo una bellissima passeggiata al tramonto, tra le colline, con conigli e corvi che sbucano qua e là. 


Deviamo un poco dal sentiero per andare a vedere i resti di un’abbazia e poi finiamo di scendere, per sbucare alle spalle dell’Holyrood Palace: nessun rimpianto per non averlo visto all’interno: il parco era decisamente più meritevole di una visita!


Di ritorno, siamo tentati di fermarci ad alcuni negozietti (molto turistici) sul Royal Mile: l’intento sarebbe quello di comprarci quelle cose che abbiamo deciso che è necessario riportarci dalla Scozia, ovvero…un kilt a testa e una cornamusa!

Rimandiamo però lo shopping all’indomani mattina: le gambe iniziano a cedere e, lo stomaco, che ormai a da molto dimenticato i panini all’aglio del pranzo, brontola prepotente. Perciò torniamo all’appartamento e chiudiamo la giornata con un’altra cenetta a base di tortellini Rana e ottima birra locale!

Nessun commento:

Posta un commento