Si sono scritte
un buon numero di canzoni sull’Irlanda. Sulla sua campagna, sul suo cielo,
sulla sua pioggia.
Sulla birra. Sui
folletti.
Si fa un gran
parlare del mal d’Irlanda e io, come sa chi ha letto qualche post di questo
blog, sono perfettamente d’accordo e comprendo bene questa malattia.
Quello che però,
dopo quest’ultima vacanza mi lascia perplessa, è il fatto che non si parli mai
di Mal di Scozia! Signori, la Scozia avrebbe tutto il diritto di avere un suo
personale male, che prende chi la visita e, purtroppo, non ci abita. Come si fa
a restare impassibili, a non voler subito pensare di tornare, prima ancora
d’essere andati via, quando ci si trova nelle Highlands? Perché, la Scozia, più
che nella bella Edimburgo, nasconde la sua anima nelle Highlands. E quando le
si visita, ciò diventa palese.
Irlanda e Scozia,
in realtà sono le due facce di una stessa medaglia: la medaglia celtica. Se
l’Irlanda è magica, con il suo verde scintillante e i suoi prati da racconti
celtici, la vera Scozia ha tutto un altro fascino. La Scozia è tetra,
misteriosa: nelle sua valli si nascondono fantasmi, non dispettosi folletti. La
Scozia sa di terra antica e mistica. È impossibile non venir colpiti dalla sua
anima: e difatti, io, che a più di un mese dal ritorno ancora scrivo diari e
riordino foto, sono stata folgorata dal mal di Scozia. E la colpa, come vedremo
nei racconti dei giorni che seguono, è proprio delle Highlands.
***
Le Highlands si
suddividono in Highland del sud, Higlands centrali e Highlands del nord.
Ciò che abbiamo
visitato in questa vacanza si trova prevalentemente nella zona centrale e in
quella meridionale. Non siamo arrivati al nord o alle isole e perciò dovremo
tornare, prima o poi.
Inverness si
trova nella parte nord delle Highlands centrali.
Il suo
buongiorno, oltre che dai passi mattutini di chi stava preparando la colazione
e dalla doccia apparentemente non funzionante, ci è stato dato da una giornata
con un pallido sole e da una certa fretta di lasciare il luogo. Non perché non
sia una cittadina piacevole, ma il parcheggio dove abbiamo lasciato la Mercedes
diventa a pagamento dalle 10 del mattino. Per cui, dopo una colazione a base di
thè e biscotti in camera e dopo una breve passeggiata alla ricerca di un
supermercato dove incrementare i nostri viveri, riprendiamo la fida compagna a
quattro ruote, e ci dirigiamo sensibilmente a sud, verso il famoso Loch Ness.
Loch Ness è un
lago d’acqua dolce di dimensioni notevoli: si estende da Inverness a Fort
William, per la bellezza di 37 chilometri. La strada statale che costeggia la
sua sponda ovest, è stretta e tutta curva. E cosa ben più preoccupante, vi
transitano tir e camion, che corrono come matti.
Tengo la mia
andatura da lumachina in modo, sia da non fare un frontale con questi mostri
della strada, sia da poter cogliere le occasioni date dalle numerose piazzole di
sosta per far foto.
Il lago, aldilà
delle storie su Nessie, è una vera bellezza: le sponde sono verdi e selvagge,
popolate da boschi in prevalenza di conifere. L’acqua è scura e abbastanza
profonda: su di essa, in lontananza a sud, vediamo scendere quella che potrebbe
essere nebbia o una nuvola.
La nostra meta
esatta è l’Urquhart Castle, castello diroccato a metà della sponda ovest di
Loch Ness: ci arriviamo intorno alle 11 e subito capiamo che non sarà una
romantica visita nel silenzio del luogo. Il parcheggio è strapieno, e la gente
affolla l’entrata: purtroppo la fama di Loch Ness attira tutti, ma proprio
tutti…e soprattutto frotte di italiani, che ancora non avevamo visto in
quantità così elevate.
Parcheggiamo in
un buchino lasciato libero probabilmente perché considerato difficoltoso: sulla
destra abbiamo un camper… di italiani ovviamente: prego il signore alla guida
di fare attenzione quando esce, dato che la macchina è in affitto…
L’entrata
dell’Urquhart Castle, che poi è una piccola struttura che ti porta sotto terra
e ti fa sbucare direttamente sulla sponda del lago, è il terzo e ultimo indizio
della predisposizione scozzese al caos: l’idea di una struttura sotterranea ad
impatto zero sul paesaggio è giustissima… quello che proprio non si capisce, è
il fatto che alla fine delle scale, si sbuchi nel negozio di souvenir…non in un
ampio spazio dove poter fare shopping, ma in uno stretto passaggio tra le
toilette e le casse!!! Per uscire è necessario sgomitare…
Superata questa
piccola prova di pazienza, usciamo finalmente sulla riva, proprio di fronte al
castello. Il posto meriterebbe di essere visto senza folla perché emana
un’atmosfera da racconto epico: i muri in rovina ancora mostrano le varie sale,
la torre principale è piccola, ma ancora accessibile e ti riporta indietro di
svariati secoli.
O almeno ti ci riporterebbe se non ci fosse continuamente una fila allucinante e disordinata per salire all’ultimo piano, per scendere al piano di mezzo e per uscire. La vista da sopra vale il sacrificio, ma è naturale farsi uscire parecchi accidenti diretti a Nessie, il responsabile di tutta questa maledetta fama.
O almeno ti ci riporterebbe se non ci fosse continuamente una fila allucinante e disordinata per salire all’ultimo piano, per scendere al piano di mezzo e per uscire. La vista da sopra vale il sacrificio, ma è naturale farsi uscire parecchi accidenti diretti a Nessie, il responsabile di tutta questa maledetta fama.
Continuando
l’esplorazione, troviamo un angolino tranquillo, con una panchina in una specie
di cortiletto tra le rovine delle mura: ci sediamo a fare uno spuntino, con il
lago sulla sinistra e la nebbia-nuvola che continua ad avanzare. Ristorati
dall’attimo di pace, decidiamo di accelerare il passo: la nebbia sembra sempre
di più un nuvolone che rotola sul lago e rilascia pioggia e, cosa ben peggiore,
ne è comparso un altro anche a nord. Presto arriveranno due tempeste e noi
saremo esattamente nel punto in cui si scontreranno. Terminato il giro tra le
mura del castello, scendiamo in un altro posticino isolato, proprio sulla riva
del lago: personalmente non posso fare a meno di toccarne l’acqua, giusto per
poter dire che ho toccato l’acqua di Loch Ness..! Da lì la tempesta in arrivo
da nord ha dell’inquietante: una nebbia si sta mangiando le colline sui lati
del lago, la luce diventa sempre più spettrale ogni minuto che passa. Alle
prime gocce, facciamo dietrofront e, dopo esserci fermati a dare un’occhiata ad
un bel trabocco al centro del prato (faceva molto Signore degli Anelli), siamo
costretti a correre via perché le due gocce sono diventate duemila e la
tempesta si è decisa ad arrivare.
Rifugiatici in
macchina (che sembra più o meno a posto, salvo un graffietto sul lato destro
posteriore che proprio non ricordiamo se ci fosse o no), optiamo per avviarci
verso la nuova meta prima di pranzare: è abbastanza presto ancora e vogliamo
vedere se si riesce a trovare una birretta fresca per accompagnare i panini con
babybel che ci attendono. Quindi, dopo aver percorso un altro piccolo tratto
sulla riva del Loch Ness, viriamo in direzione ovest, verso il Loch Duich e il
castello di Eilean Donan.
Credo che la cosa
che più ci ha emozionato di quella giornata sia stato questo tratto in macchina:
non perché il resto non fosse mozzafiato, ma perché la A87 scozzese attraversa
una zona delle Highlands che davvero sembra uno scorcio di un altro mondo.
La zona suddetta
è il Kintail, dove dominano le Five Sisters, cinque cime che iniziano dal Loch
Cluanie e terminano al Loch Duich: il Kintail è una zona, perciò, tra il
collinare e il montagnoso, le cui cime sono verdi fino all’inverosimile, l’acqua
è praticamente ovunque e la presenza dell’uomo si limita alla sopraccitata
strada statale A87 e qualche casetta sparsa qua e là.
Capiamo che sarà
un’oretta e mezza di macchina piuttosto suggestiva già quando arriviamo a
costeggiare il Loch Cluanie: l’aria è nebbiosa, il cielo grigio e il paesaggio
verde di felci. Alla prima piazzola di sosta ci fermiamo, irresistibilmente
attratti dal lago. Troviamo già una macchina parcheggiata: è una coppia di
ragazzi stranieri, lei addormentata in macchina, lui che vaga là vicino.
Scendiamo e ci avventuriamo verso l’acqua…
Purtroppo l’acqua
la troviamo ben prima del previsto: la riva del lago si rivela un acquitrino, il
terreno è spugnosissimo e imbevuto d’acqua e i piedi affondano e si inzuppano.
Purtroppo dobbiamo fare dietrofront nel giro di poco, dato che le scarpe che
abbiamo addosso sono tutto fuorché impermeabili: usciamo sconfitti, ma comunque
soddisfatti dalla breve camminata.
Ci rimettiamo in
marcia e il paesaggio diventa sempre più mistico e quasi spettrale: sarà la
luce grigia, ilo verde delle montagne che ci inghiotte con tutta la strada, ma
davvero sembra di attraversare un sogno.
Lasciamo il Kintail e la sua atmosfera da universo parallelo quando
raggiungiamo le sponde del Loch Duich: non è però un addio, dato che il giorno
successivo il nostro percorso ci riporterà sulla A87 per riattraversare la
valle incantata.
Del Loch Duich
dobbiamo raggiungere la punta nord: è lì che si trova il castello di Eilean
Donan, una piccola roccaforte fiabesca, su un isolotto in mezzo al lago,
collegato alla terra da un ponte in pietra. Il castello fu costruito
inizialmente intorno al 1200 come roccaforte contro i vichinghi: tuttavia fu
praticamente demolito dai cannoni inglesi nel 1719 e restaurato nella prima
metà del 1900. È stata una delle location di Braveheart…tant’è che ancora mi
devo rivedere il film per ritrovarlo nelle scene!
Prima di visitare
il castello, facciamo un salto a Dornie, paesino di 300 anime a due minuti di
macchina: lì troviamo uno (nel senso di “uno solo”) shop, dove recuperiamo una
Tennent’s in lattina per annaffiare i famosi panini. L’idea sarebbe anche
quella di passare all’unico pub di Dornie per prenotare un tavolo per la sera,
ma il suddetto pub (il Clachan) apre alle 16, per cui, dopo aver riempito lo
stomaco, torniamo al castello e iniziamo la visita. La piccola roccaforte è ora
di proprietà di una famiglia che la tiene arredata negli interni e molto curata
negli esterni: entrarci, come al solito, riporta indietro di qualche secolo e
il fatto di trovarsi su un lago, rende il tutto ancora più suggestivo. Iniziamo con un giro intorno alle mura, come
facemmo al Dunguair Castle in Irlanda, e poi entriamo prima nel graziosissimo cortile,
poi negli interni.
Purtroppo, con mio disappunto, scopriamo che non si può
salire in cima: per consolarci, una volta usciti, andiamo ad esplorare la zona
sotto il ponte, una torba un po’ paludosa, ma molto scottish.
Terminata la
visita, torniamo di nuovo a Dornie: le 16 sono passate e andiamo a bussare al
Clachan… per scoprire che non prendono prenotazioni! Ci dicono, però, che se
arriviamo presto, ci possiamo sedere al bancone e bere qualcosa in attesa che
si liberi un tavolo…e, cosa più importante, ci assicurano che ci daranno
comunque da mangiare!
Guadagnata la
cena, ci avviamo per garantirci anche un posto dove dormire: la notte la
dovremmo passare in quello che è il B&B che più mi ha ispirato tra quelli
prenotati. Si tratta del Beinn Edra bed&breakfast, gestito dalla signora
Christine, direttamente sulle sponde del Loch Duich. Lo troviamo abbastanza
facilmente e parcheggiamo nel cortiletto interno. La signora, che vive lì con il
marito, è una persona davvero deliziosa: ci ha preparato una delle tre stanze
in un modo che quasi ci fa sentire a casa. Tutto in legno, con lenzuola lilla e
cuscini morbidissimi, bagno piccolo, ma assolutamente confortevole, vista sul
lago. Credo sia il posto più delizioso dove abbia mai alloggiato! Lo consiglio
vivamente a tutti quelli che devono passare per di là!
Alla fine, tra un
relax e l’altro, finiamo per tornare al Clachan di Dornie verso le 18.30 e
ovviamente (?) lo troviamo pieno: ci fanno sedere al bancone e ci servono un
paio di birre piccole, che accompagniamo con un pacchetto di patatine. Lo
stomaco è irrequieto, ma dobbiamo attendere fino alle 19 prima di avere il
nostro tavolo. L’attesa comunque è ben ripagata: il locale è davvero carino, molto
in stile pub nordico, la gente è gentile ed efficiente. Finalmente si mangia:
il mio ragazzo prova la zuppa del giorno che, essendo rossa, sospettiamo essere
di pomodoro o peperone o tutti e due…comunque calda e buona! Io invece, che
proprio non riesco a tenermi leggera, mi lancio sul fish pie, uno splendido
tortino di patate, formaggio filante e tre tipi di pesce locale, che mi sazia e
mi rende molto felice! Il tutto, naturalmente, annaffiato dalla seconda birra
rossa della serata.
Quando finiamo di
cenare, fuori sta diluviando: io, però, non sento ragioni, e mi fermo di nuovo
all’Eilean Donan. Mi sono messa in testa di scattargli una foto al tramonto e
voglio aspettare che spiova. In effetti, dopo cinque minuti il temporale si
placa: il tramonto non è dei più colorati dato che è già tardi e il cielo
continua ad essere cupo, ma le foto vengono comunque piuttosto bene.
Seguendo
la scia dei giorni precedenti, e soprattutto pensando alle fatiche che ci
attendono l’indomani, ci mettiamo a nanna presto, tra le calde e comode
lenzuola del B&B.
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